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Etichettatura dei prodotti dal Sahara Occidentale: Le organizzazioni agricole europee chiedono trasparenza e rispetto del diritto internazionale


Madrid, 23 maggio 2025 – A otto mesi dalla storica sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) sull'etichettatura dei prodotti provenienti dal Sahara Occidentale occupato, la Coordinatrice delle Organizzazioni degli Agricoltori e degli Allevatori (COAG) ha sollecitato il Ministero spagnolo dei Consumatori a garantire l'immediata applicazione di tale decisione. La sentenza, emessa il 4 ottobre 2024, è cruciale per la difesa dei diritti dei consumatori europei e per il riconoscimento della sovranità del popolo saharawi.

Una Sentenza Cruciale per Trasparenza e Diritti.

La sentenza della CGUE, scaturita da un ricorso del sindacato agricolo francese Confédération Paysanne, stabilisce inequivocabilmente che i prodotti agricoli come pomodori e meloni originari del Sahara Occidentale devono essere chiaramente etichettati come tali. Questa decisione ribadisce che il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo, distinto dal Marocco, e in attesa di decolonizzazione. Fino ad ora, numerosi prodotti provenienti da quest'area sono stati illegalmente etichettati come "Origine Marocco".

La Corte ha inoltre annullato gli accordi commerciali del 2019 tra l'UE e il Marocco in materia di pesca e agricoltura, consolidando una significativa vittoria giudiziaria per il Fronte Polisario, riconosciuto come l'unico e legittimo rappresentante del popolo saharawi. Questa sentenza non solo rafforza il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi e il loro controllo sulle proprie risorse naturali, ma tutela anche i consumatori europei, garantendo un'etichettatura accurata e prevenendo pratiche fraudolente.

Denuncia della COAG: Pratiche Fraudolente Persistenti

Nonostante la chiarezza della sentenza, la COAG ha denunciato che prodotti come i pomodorini, le cui importazioni in Spagna sono aumentate del 269% tra il 2014 e il 2024, continuano a essere etichettati erroneamente. "La vera origine di questi prodotti viene intenzionalmente nascosta, il che danneggia gli interessi dei consumatori, dei produttori e della popolazione saharawi", ha dichiarato Andrés Góngora, responsabile del settore ortofrutticolo di COAG. L'organizzazione agricola ha esortato il Ministro dei Diritti Sociali, del Consumo e dell'Agenda 2030, Pablo Bustinduy, a fornire chiarimenti sulle misure adottate per conformarsi alla sentenza e impedire che le grandi aziende agro-esportatrici continuino a violare la legislazione europea.

Implicazioni e Prospettive Future:

L'azione della COAG non si limita a garantire la trasparenza per i consumatori, ma si configura anche come un forte sostegno alla lotta del popolo saharawi per l'autodeterminazione. La sentenza inappellabile della CGUE stabilisce un precedente fondamentale, ribadendo che il Sahara Occidentale occupato non fa parte del Marocco e che qualsiasi sfruttamento delle sue risorse deve avvenire con l'espresso consenso del popolo saharawi.

Abdullah Arabi, rappresentante del Fronte Polisario in Spagna, ha espresso profondo apprezzamento per l'impegno della COAG nella difesa dei diritti del popolo saharawi e per i suoi sforzi volti a promuovere la trasparenza nel commercio internazionale. In una dichiarazione al Sahara Press Service, Arabi ha sottolineato che "l'iniziativa della COAG coincide con la preoccupazione condivisa dal Fronte Polisario e dalle organizzazioni agricole nella lotta per proteggere i diritti fondamentali del popolo saharawi e contrastare la concorrenza sleale derivante dall'etichettatura fraudolenta dei prodotti saharawi da parte della potenza occupante".

Arabi ha ribadito la piena disponibilità del Fronte Polisario a collaborare strettamente con le organizzazioni agricole europee, in particolare quelle spagnole, per difendere il diritto internazionale e proteggere i consumatori europei da pratiche che violano i loro diritti. La pressione esercitata dalla COAG, unita al supporto della sentenza della CGUE, apre una nuova strada per il popolo saharawi e per i consumatori europei, che ora dispongono di uno strumento legale per esigere trasparenza e rispetto del diritto internazionale.

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