Sesto Fiorentino, 26 aprile 2025 - Il 25 aprile, a Sesto Fiorentino, la celebrazione della Liberazione d’Italia ha accolto una voce potente e toccante: quella di Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia. In un intervento vibrante di gratitudine, memoria e speranza, Mahfud ha tracciato un ponte tra la resistenza italiana e quella del popolo saharawi, ricordando a tutti che la lotta per la libertà è ancora oggi un’urgenza viva.
Fin dalle prime parole, Mahfud ha espresso un sentito ringraziamento al sindaco di Sesto Fiorentino, simbolo di un’elezione che rappresenta il frutto di una comunità consapevole e resiliente. “La libertà nasce dal sacrificio – ha dichiarato – e chi viene scelto per guidare una comunità porta con sé il peso di quella memoria”.
Con profonda emozione, ha poi ringraziato i cittadini di Sesto Fiorentino per la loro costante solidarietà verso il popolo saharawi, sottolineando in particolare il ruolo dell’ANPI e dell’Associazione Ban Slout Larbi: “È quasi imbarazzante dover ringraziare dei familiari, perché tali sono diventati per noi. Da quarant’anni ci accompagnano come se fossero saharawi anche loro. Io li sgrido anche, ogni tanto, come se fossero parte della mia stessa gente”.
Il discorso si è poi aperto a riflessioni più ampie, toccando una delle ferite più gravi del presente: la tragedia della Palestina. “Non ci sono parole nel dizionario – ha affermato – capaci di esprimere il dolore e la vergogna di ciò che accade. È semplicemente inaccettabile.”
Resistenza come scelta radicale di umanità:
Nel cuore del suo intervento, Mahfud ha parlato di cosa significhi resistere oggi, rivelando anche qualcosa di sé. “Spesso, quando mi presento agli incontri, si aspettano un uomo anziano, con la mimetica. Invece trovano me. Eppure rappresento il mio popolo, perché la resistenza non ha una forma unica: è la risposta collettiva alla vergogna del potere”.
Rivolgendosi ai più giovani, ha lanciato un appello sincero e urgente: “Resistere è tremendamente figo. È qualcosa che il potere non può comprare: né le amicizie vere, né i valori radicali, né la libertà interiore. Non fatelo per il futuro, fatelo per il presente. Perché è adesso che il futuro si decide.”
Con grande forza evocativa, Mahfud ha raccontato di essere nata a Dakhla, “una delle città più ricche del mondo”, sulle coste atlantiche. Una ricchezza che, tuttavia, non è mai appartenuta realmente al suo popolo: “I nostri fosfati vengono portati via senza che il regime marocchino debba nemmeno spezzarsi le unghie. La nostra ricchezza ci viene rubata ogni giorno.”
Un’eredità da custodire:
Parlando del proprio percorso personale, Mahfud ha ricordato come la resistenza le abbia offerto molto più della sopravvivenza: le ha dato istruzione, lingue, strumenti, dignità. “Parlo varie lingue, sono laureata, e tutto questo lo devo al movimento. Senza la resistenza non sarei qui. Per questo dico: investite nella scuola, non nella violenza. L’istruzione è la nostra arma.”
Il discorso si è concluso con un invito potente e vibrante: “Abbiate cura della vostra vecchiaia, perché un giorno sarà nelle mani dei giovani di oggi. Custoditela con coscienza. Resistete, con radicalità, contro tutto ciò che non migliora il mondo.”
Nel silenzio partecipe del pubblico, le parole di Fatima Mahfud sono risuonate come un appello universale. Un promemoria necessario: la libertà non è mai un dono, ma sempre una conquista.
