Campi profughi saharawi, 27 luglio 2026 – La società civile internazionale è chiamata a intensificare il proprio impegno nella difesa dei diritti del popolo saharawi, contrastando lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale e denunciando il fenomeno del cosiddetto colonialismo verde. È questo il messaggio lanciato da Mahfoud Bachri, in rappresentanza dell'Istituto Internazionale per l'Azione Nonviolenta (NOVACT), e da Albert Giralt, dell'Associazione Catalana degli Amici del Popolo Saharawi (ACAPS).
I due relatori sono intervenuti nel corso della conferenza internazionale "La battaglia legale e la sovranità permanente del popolo saharawi sulle proprie risorse naturali", ospitata presso la sede della Presidenza della Repubblica Saharawi a Chahid El Hafed, con una relazione dedicata al ruolo della società civile nella tutela delle risorse naturali del territorio.
Nel loro intervento hanno sottolineato come organizzazioni non governative, sindacati, movimenti di solidarietà, ricercatori, giuristi e giornalisti abbiano assunto un ruolo sempre più centrale nel contrastare le dimensioni economiche dell'occupazione marocchina, attraverso attività di documentazione, assistenza legale, contenzioso internazionale e campagne di pressione nei confronti delle aziende coinvolte nello sfruttamento delle risorse del Sahara Occidentale.
Secondo Bachri e Giralt, grazie a un lavoro coordinato e continuativo, la questione dello sfruttamento delle risorse naturali saharawi è riuscita a entrare nell'agenda dei tribunali internazionali, dei parlamenti e delle principali istituzioni internazionali. Un risultato ottenuto attraverso strategie integrate che combinano raccolta di prove, azioni giudiziarie, sensibilizzazione dell'opinione pubblica e coinvolgimento dei media.
Particolare attenzione è stata dedicata all'importanza della documentazione sul campo. I relatori hanno evidenziato il valore delle indagini sulle attività delle imprese operanti nel territorio occupato, della mappatura degli investimenti, del monitoraggio delle navi impegnate nel trasporto di fosfati e prodotti ittici e dell'analisi dei progetti di energia rinnovabile, considerati strumenti essenziali per costruire solidi dossier probatori a sostegno delle azioni legali.
Nel corso della presentazione sono stati richiamati anche alcuni importanti precedenti giurisprudenziali promossi da Western Sahara Resource Watch (WSRW) e Western Sahara Campaign UK, che hanno contribuito a consolidare il principio secondo cui il Sahara Occidentale possiede uno status giuridico separato e distinto dal Marocco e che il popolo saharawi detiene il diritto permanente sulle proprie risorse naturali.
Bachri e Giralt hanno inoltre illustrato il lavoro svolto da WSRW attraverso la pubblicazione di rapporti annuali sull'esportazione dei fosfati, il monitoraggio dei progetti di energia rinnovabile, le indagini sulle attività aziendali, la gestione di banche dati sul traffico marittimo e il dialogo con investitori istituzionali e decisori politici, con l'obiettivo di rafforzare i meccanismi di responsabilità nei confronti delle imprese coinvolte nello sfruttamento delle risorse del territorio.
Secondo i relatori, le campagne internazionali della società civile hanno già prodotto risultati concreti, inducendo numerose aziende straniere a interrompere la propria partecipazione ad attività legate all'importazione di fosfati, agli accordi sulla pesca, all'esplorazione petrolifera, ai progetti infrastrutturali e allo sviluppo di impianti per le energie rinnovabili nel Sahara Occidentale.
Un altro fronte di intervento riguarda la crescente pressione esercitata nei confronti di fondi pensione, banche, compagnie assicurative e investitori istituzionali, affinché disinvestano da progetti collegati all'occupazione marocchina.
I rappresentanti di NOVACT e ACAPS hanno inoltre evidenziato il ruolo strategico del giornalismo investigativo, dei documentari, delle conferenze internazionali, della ricerca accademica e delle campagne sui social media nel portare la questione del Sahara Occidentale all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, contribuendo a sensibilizzare sui rischi giuridici e sui profili di illegittimità legati allo sfruttamento delle risorse naturali senza il consenso del popolo saharawi.
Una parte significativa dell'intervento è stata dedicata al fenomeno del "colonialismo verde" e del "greenwashing". Secondo Bachri e Giralt, il Marocco utilizzerebbe i grandi progetti di energia eolica, solare e di produzione di idrogeno verde nel territorio occupato come strumenti per consolidare il controllo sul Sahara Occidentale, presentando tali iniziative come esempi di sviluppo sostenibile, nonostante siano realizzate in assenza del consenso del popolo saharawi.
I due relatori hanno illustrato i principali progetti energetici attualmente operativi o in fase di sviluppo, mettendo in guardia dalle loro implicazioni giuridiche, politiche, ambientali e sociali. A loro avviso, tali investimenti contribuiscono a rafforzare l'occupazione, facilitano lo sfruttamento delle risorse naturali, ostacolano il processo di pace, incentivano il trasferimento di coloni nel territorio occupato, favoriscono l'appropriazione delle terre, aumentano la pressione sulle risorse idriche e aggravano le restrizioni nei confronti dei difensori saharawi dei diritti umani.
Concludendo il loro intervento, Mahfoud Bachri e Albert Giralt hanno rivolto un appello alla comunità internazionale affinché rafforzi il coordinamento tra organizzazioni per i diritti umani, movimenti di solidarietà e società civile, intensificando le iniziative legali, politiche e mediatiche contro il colonialismo verde e a sostegno del diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione e alla sovranità permanente sulle proprie risorse naturali.
I due rappresentanti hanno infine espresso apprezzamento per le campagne internazionali, in particolare "Il Sahara Occidentale non è in vendita", e per la costante partecipazione delle organizzazioni di solidarietà saharawi alle conferenze internazionali sul clima, considerate un'importante occasione per richiamare l'attenzione della comunità internazionale sulle implicazioni giuridiche, ambientali e dei diritti umani legate alla questione del Sahara Occidentale.
