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Conferenza internazionale sul Sahara Occidentale: giuristi, esperti e attivisti rilanciano la battaglia legale contro occupazione e saccheggio delle risorse



Campi profughi saharawi, 27 luglio 2026 – La difesa della sovranità permanente del popolo saharawi sulle proprie risorse naturali e il contrasto alle violazioni del diritto internazionale sono stati al centro della Conferenza internazionale "La battaglia legale e la sovranità permanente del popolo saharawi sulle proprie risorse naturali", svoltasi sabato 25 luglio presso la sede della Presidenza della Repubblica Saharawi.

Nel corso dei lavori, esperti, giuristi e attivisti internazionali hanno denunciato il legame tra l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale, lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio e le continue violazioni del diritto internazionale umanitario.

SMACO: «Occupazione, sfruttamento delle risorse e crimini di guerra sono strettamente collegati»

Tra gli interventi principali quello di Gaithi Annah, direttore delle operazioni dell'Ufficio di Coordinamento per lo Sminamento del Sahara Occidentale (SMACO), che ha sostenuto come i crimini commessi negli ultimi cinque decenni siano direttamente collegati alla prosecuzione dell'occupazione marocchina.

Secondo Annah, lo sfruttamento di fosfati, risorse ittiche e altre ricchezze naturali avviene sotto la protezione dell'apparato militare marocchino, configurando responsabilità giuridiche ai sensi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.

L'esperto ha ricordato che il Sahara Occidentale è tra i territori più contaminati al mondo da mine antiuomo e ordigni inesplosi, residui del conflitto armato che continuano a provocare vittime civili, mutilazioni permanenti e a limitare l'accesso delle comunità locali alle proprie terre.

Ha inoltre richiamato i bombardamenti contro i civili con armi incendiarie, tra cui fosforo bianco e napalm, e le conseguenze del terrapieno militare marocchino, una barriera fortificata lunga oltre 2.700 chilometri che divide il territorio e separa famiglie e comunità.

Annah ha denunciato anche l'impiego di droni armati contro civili dopo la ripresa del conflitto nel novembre 2020, sottolineando le gravi implicazioni per la protezione della popolazione civile.

Nel suo intervento ha richiamato le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, che riconoscono il Sahara Occidentale come territorio separato e distinto dal Marocco e stabiliscono che qualsiasi attività economica sulle sue risorse naturali richiede il consenso del popolo saharawi.

Ha infine evidenziato le responsabilità degli Stati e delle imprese che continuano a fornire al Marocco equipaggiamenti utilizzabili a fini militari e ha ribadito la necessità di garantire al popolo saharawi il diritto all'autodeterminazione e alla sovranità permanente sulle proprie risorse naturali.

IAJUWS: «Continueremo le azioni legali contro l'occupazione marocchina»

La giurista Flora Marrero Ramírez, intervenuta in rappresentanza dell'Associazione Internazionale dei Giuristi per il Sahara Occidentale (IAJUWS), ha riaffermato l'impegno dell'organizzazione nel promuovere iniziative giudiziarie internazionali contro le violazioni commesse durante l'occupazione marocchina.

Fondata nel 1996, l'Associazione riunisce avvocati e professionisti del diritto provenienti da numerosi Paesi, tra cui Spagna, Messico, Ecuador, Colombia, Argentina, Uruguay e Bolivia, con l'obiettivo di fornire assistenza giuridica e difendere i diritti del popolo saharawi.

Marrero ha illustrato il lavoro svolto in favore dei prigionieri politici saharawi, in particolare dei detenuti del gruppo Gdeim Izik, attraverso campagne internazionali volte a denunciare le violazioni dei loro diritti fondamentali.

Ha inoltre ricordato le azioni legali contro la vendita di armamenti al Marocco, ritenuta incompatibile con il diritto internazionale quando destinata a una potenza occupante, nonché il proseguimento delle iniziative giudiziarie relative ai crimini commessi nel 1975.

L'avvocata ha infine sottolineato il costante impegno dell'IAJUWS presso la Quarta Commissione delle Nazioni Unite, dove ogni anno denuncia lo sfruttamento illegale delle risorse naturali del Sahara Occidentale e sostiene il completamento del processo di decolonizzazione.

Miguel Urbán: «Il turismo viene utilizzato come strumento di legittimazione dell'occupazione»

L'ex eurodeputato spagnolo e analista politico Miguel Urbán ha denunciato la strategia del Marocco di utilizzare il turismo come mezzo per consolidare l'occupazione del Sahara Occidentale e favorire lo sfruttamento delle sue risorse naturali.

Secondo Urbán, la promozione internazionale della città occupata di Dakhla come destinazione turistica "ecosostenibile" nasconde una realtà caratterizzata da una forte presenza militare, restrizioni all'accesso per giornalisti e osservatori internazionali e continue violazioni dei diritti umani.

L'attivista ha criticato il coinvolgimento di compagnie europee e di influencer impiegati nella promozione del territorio occupato, ricordando anche l'apertura di collegamenti aerei diretti con città europee.

Ha inoltre richiamato lo scandalo "Moroccogate" e le presunte reti di influenza create per favorire gli interessi marocchini all'interno delle istituzioni europee, ribadendo la necessità di proseguire le iniziative politiche e legali per garantire il rispetto del diritto internazionale.

Anselmo Fariña: «Il monitoraggio delle navi è fondamentale per documentare il saccheggio»

L'attivista canario Anselmo Fariña, esperto nel monitoraggio del commercio illecito nei territori occupati, ha illustrato gli strumenti tecnologici utilizzati per documentare il saccheggio delle risorse naturali del Sahara Occidentale.

Fariña ha spiegato come il monitoraggio quotidiano delle navi in entrata e in uscita dai porti occupati di El Aaiún e Dakhla permetta di raccogliere prove utilizzabili nei procedimenti giudiziari internazionali.

Tra gli aspetti più significativi evidenziati figura il tracciamento delle esportazioni illegali di sabbia e fosfati, nonché l'individuazione delle pratiche adottate da alcune compagnie marittime per occultare le reali rotte delle proprie imbarcazioni attraverso la manipolazione dei sistemi di identificazione navale.

Secondo Fariña, la documentazione raccolta costituisce uno strumento essenziale sia per sostenere le azioni legali contro il saccheggio delle risorse naturali sia per sensibilizzare la comunità internazionale sulle violazioni commesse nel territorio.

Concludendo il suo intervento, l'esperto ha sottolineato che il successo delle attività di monitoraggio dipende dalla stretta collaborazione tra le organizzazioni saharawi, le reti internazionali di solidarietà e le organizzazioni per i diritti umani, impegnate nella tutela delle risorse naturali e dei diritti sovrani del popolo saharawi.


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