Sahara occidentale, 30 giugno 2026 – I prigionieri civili saharawi del gruppo di Gdeim Izik, detenuti in diverse carceri marocchine, hanno avviato uno sciopero della fame di avvertimento della durata di 48 ore in segno di solidarietà con il prigioniero politico saharawi Naama Abdi Moussa Asfari, in sciopero della fame a tempo indeterminato dall'8 giugno nel carcere centrale di Kenitra.
La notizia è stata resa nota dalla Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine, che ha ricevuto la conferma dell'iniziativa attraverso le famiglie dei detenuti.
Secondo quanto riferito, la protesta collettiva rappresenta un gesto di sostegno nei confronti di Naama Asfari, che ha intrapreso lo sciopero della fame per denunciare le condizioni della propria detenzione e le persistenti violazioni dei diritti fondamentali subite dai prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine. Al momento dell'annuncio, Asfari aveva raggiunto il ventunesimo giorno di sciopero della fame.
Nel comunicato, i detenuti del gruppo Gdeim Izik richiamano il parere emesso nel marzo 2023 dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che ha chiesto la cessazione della loro detenzione, oltre alle raccomandazioni formulate dal Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, che sollecitano il rispetto dei loro diritti fondamentali e la fine delle violazioni denunciate.
I prigionieri ribadiscono il loro diritto a vivere con dignità e denunciano quello che definiscono un trattamento inumano e degradante all'interno degli istituti penitenziari marocchini. Attraverso questa nuova iniziativa di protesta, chiedono il rispetto delle norme internazionali sui diritti umani e rinnovano l'appello alla comunità internazionale affinché intervenga per garantire la tutela dei detenuti politici saharawi e il rispetto delle decisioni degli organismi delle Nazioni Unite.
Lo sciopero della fame dei prigionieri del gruppo Gdeim Izik si inserisce in un contesto di crescente mobilitazione a sostegno dei detenuti politici saharawi, mentre continuano gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani affinché venga posta fine alle presunte violazioni denunciate nelle carceri marocchine.
