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La legge sulla cittadinanza ai saharawi supera un passaggio decisivo al Congresso spagnolo: verso il voto finale entro luglio



Madrid, 1 luglio 2026 – La proposta di legge che prevede il riconoscimento della cittadinanza spagnola a migliaia di cittadini saharawi ha compiuto un importante passo avanti nel suo iter parlamentare, superando l'esame della Commissione Giustizia del Congresso dei Deputati. Il testo è stato approvato con il sostegno della maggioranza delle forze politiche, mentre Partito Popolare (PP) e Vox hanno votato contro. Determinante si è rivelata l'astensione di Junts, che ha consentito alla proposta di proseguire il proprio percorso legislativo.

La relazione della Commissione è stata approvata con 19 voti favorevoli, 17 contrari e un'astensione, aprendo la strada alla fase conclusiva dell'iter. Il provvedimento sarà ora esaminato e votato dalla Commissione Giustizia prima di approdare all'Aula del Congresso per il voto definitivo. La deputata saharawi Tesh Sidi, insieme al gruppo parlamentare Sumar, sta lavorando affinché l'approvazione definitiva possa avvenire entro il mese di luglio.

Chi potrà ottenere la cittadinanza:

Il disegno di legge riconosce il diritto a richiedere la cittadinanza spagnola per naturalizzazione alle persone nate nel Sahara Occidentale prima del 26 febbraio 1976, data che segna la conclusione dell'amministrazione coloniale spagnola del territorio. La domanda dovrà essere presentata entro due anni dall'entrata in vigore della legge.

Per dimostrare il diritto alla cittadinanza potranno essere utilizzati diversi documenti, tra cui le vecchie carte d'identità spagnole, i certificati d'iscrizione al censimento predisposto dalle Nazioni Unite per il referendum di autodeterminazione, gli atti di nascita o altra documentazione rilasciata nei campi profughi saharawi di Tindouf. I familiari di primo grado dei beneficiari avranno invece cinque anni di tempo per presentare la propria richiesta.

Riforma del Codice Civile:

La proposta introduce inoltre una modifica al Codice Civile spagnolo, riducendo da dieci a due anni il periodo di residenza legale richiesto ai cittadini saharawi per ottenere la cittadinanza. In questo modo essi verrebbero equiparati ai cittadini dei Paesi iberoamericani, del Portogallo, di Andorra, delle Filippine e della Guinea Equatoriale, che già beneficiano di tale regime agevolato.

Secondo le stime del gruppo parlamentare Sumar, la riforma potrebbe interessare circa 50.000 persone nate nell'ex Sahara Spagnolo e, considerando i loro familiari e la comunità saharawi residente in Spagna, coinvolgere fino a 350.000 persone.

Il cambio di posizione dei partiti:

L'evoluzione del dibattito parlamentare è stata segnata da un significativo cambiamento delle posizioni politiche. Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), che nel febbraio 2025 aveva votato contro la proposta, ha questa volta espresso voto favorevole, contribuendo alla sua approvazione.

Di segno opposto la scelta del Partito Popolare (PP) che, dopo aver inizialmente sostenuto l'iniziativa nelle prime fasi del dibattito, ha deciso di schierarsi contro il provvedimento insieme a Vox, una posizione che ha suscitato forti critiche da parte delle associazioni di solidarietà con il popolo saharawi e dei promotori della legge.

«Un passo verso la riparazione storica»:

Per Enrique Santiago, portavoce di Sumar nella Commissione Giustizia, il via libera rappresenta «un primo passo verso il riconoscimento e la riparazione» del debito storico della Spagna nei confronti del popolo saharawi, pur ribadendo che la questione centrale resta il pieno riconoscimento del diritto all'autodeterminazione del Sahara Occidentale.

Sulla stessa linea si è espresso anche il deputato socialista Artemi Rallo, che ha definito la proposta «un atto di giustizia, riparazione e solidarietà», sottolineando il particolare valore simbolico dell'iniziativa nel cinquantesimo anniversario del ritiro della Spagna dal Sahara Occidentale.

Se il calendario parlamentare verrà rispettato, la proposta di legge potrebbe essere sottoposta al voto definitivo del Congresso dei Deputati il 23 luglio, aprendo una pagina destinata a segnare profondamente i rapporti tra la Spagna e il popolo saharawi e a riconoscere, almeno in parte, una responsabilità storica rimasta irrisolta per mezzo secolo.

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