Campi profughi saharawi, 1 luglio 2026 – Saranno circa 3.000 i bambini saharawi che quest'estate prenderanno parte ai programmi umanitari "Vacaciones en Paz" e "Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi", iniziative di accoglienza che consentono ai minori provenienti dai campi profughi saharawi di trascorrere i mesi estivi in famiglie ospitanti e comunità di Spagna, Italia e Francia.
Ad annunciarlo è stato il direttore del programma "Vacaciones en Paz", Cheij Waliya, in un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa saharawi SPS, nella quale ha illustrato gli obiettivi e l'importanza di uno dei più longevi progetti di solidarietà internazionale a favore dei bambini rifugiati saharawi.
Secondo Waliya, l'edizione 2026 ha preso ufficialmente il via il 26 giugno, con la partenza del primo gruppo di minori diretti in Europa. L'iniziativa continua a rappresentare un'opportunità fondamentale per offrire ai bambini un periodo lontano dalle estreme condizioni climatiche dei campi profughi nel deserto algerino, dove le temperature estive raggiungono livelli particolarmente elevati.
Il programma "Vacaciones en Paz", nato nel 1979 con l'arrivo in Spagna del primo gruppo di cento bambini saharawi, celebra quest'anno il suo 47º anniversario. Nel corso dei decenni ha consentito a decine di migliaia di minori di vivere un'esperienza di accoglienza temporanea presso famiglie europee, contribuendo non solo al loro benessere fisico, ma anche alla costruzione di solidi legami di amicizia e solidarietà tra il popolo saharawi e le comunità ospitanti.
Fino ai primi anni Duemila, il progetto coinvolgeva circa 10.000 bambini ogni estate, distribuiti principalmente tra le comunità autonome spagnole e, in misura significativa, anche in Italia e Francia. Negli anni successivi il numero dei partecipanti ha registrato una progressiva diminuzione, pur mantenendo un forte valore umanitario e sociale.
Oltre a rappresentare un'importante occasione di sollievo dalle difficili condizioni di vita nei campi profughi, il programma garantisce ai bambini visite mediche di controllo, un'alimentazione equilibrata e l'accesso a esperienze educative, culturali e ricreative. Durante il soggiorno, i minori hanno inoltre la possibilità di conoscere nuove lingue, nuove realtà sociali e nuove culture, instaurando rapporti destinati spesso a durare nel tempo con le famiglie ospitanti.
Accanto al progetto "Vacaciones en Paz", anche il programma italiano "Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi" continua a svolgere un ruolo centrale nell'accoglienza estiva dei minori. Attraverso il coinvolgimento di enti locali, associazioni di solidarietà e famiglie italiane, l'iniziativa offre ai bambini un percorso di ospitalità che unisce assistenza sanitaria, attività educative, integrazione culturale e sensibilizzazione dell'opinione pubblica italiana sulla causa del popolo saharawi.
Secondo Cheij Waliya, il programma svolge anche una fondamentale funzione di scambio interculturale. «Attraverso questi bambini – ha spiegato – gli europei hanno l'opportunità di conoscere la cultura saharawi, mentre i nostri figli scoprono realtà e tradizioni diverse da quelle in cui sono cresciuti».
Tra gli obiettivi più importanti dell'iniziativa figura anche la costruzione di un rapporto umano tra le famiglie ospitanti e quelle saharawi. «Si crea un legame autentico e duraturo tra la famiglia affidataria e quella biologica del bambino, un rapporto che rappresenta uno dei risultati più preziosi del programma», ha sottolineato il direttore.
Particolare attenzione viene riservata anche all'aspetto nutrizionale. Per molti bambini rifugiati, infatti, i due mesi trascorsi in Europa rappresentano un'importante occasione per seguire un'alimentazione completa ed equilibrata, con benefici significativi per la crescita e lo stato di salute.
Waliya ha infine espresso un sentito ringraziamento alle migliaia di famiglie ospitanti, alle associazioni di amicizia con il popolo saharawi, ai volontari e al movimento internazionale di solidarietà che, da quasi mezzo secolo, rendono possibile la realizzazione di questo progetto.
«L'obiettivo principale – ha concluso – è alleviare, anche solo temporaneamente, le difficili condizioni in cui vivono i nostri bambini, in attesa che il popolo saharawi possa finalmente esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione e che le nuove generazioni non siano più costrette a crescere nei campi profughi.»
