Blackrock (Irlanda), 30 giugno 2026 – L'organizzazione internazionale per i diritti umani Front Line Defenders ha espresso forte preoccupazione per il rapido peggioramento delle condizioni di salute dell'attivista e prigioniero politico saharawi Naama Abdi Moussa Asfari, giunto alla terza settimana di sciopero della fame a tempo indeterminato, iniziato l'8 giugno 2026 per protestare contro la sua detenzione e chiedere il rispetto dei propri diritti fondamentali.
In una dichiarazione diffusa il 29 giugno, l'organizzazione descrive Asfari come uno dei più autorevoli difensori dei diritti umani saharawi. Vicepresidente del Comitato per la Libertà e il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale (CORELSO), Asfari è da anni impegnato nella documentazione delle violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale e nella difesa del diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione.
Front Line Defenders ricorda che Asfari, membro del gruppo di Gdeim Izik, fu arrestato il 7 novembre 2010, alla vigilia dello smantellamento del celebre accampamento di protesta. Secondo l'organizzazione, durante i primi giorni di detenzione fu sottoposto a isolamento, bendato e ammanettato, e costretto a firmare dichiarazioni e confessioni estorte sotto tortura, successivamente utilizzate nel procedimento che ha portato, nel 2017, alla sua condanna a trent'anni di reclusione da parte delle autorità marocchine.
L'organizzazione sottolinea inoltre che, prima di avviare lo sciopero della fame a tempo indeterminato, Asfari aveva già effettuato tre scioperi della fame di 48 ore nel maggio 2026, senza ottenere alcuna risposta dalle autorità marocchine. La protesta attuale, precisa la dichiarazione, mira a sollecitare l'attuazione del parere emesso nel 2023 dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che ha chiesto la cessazione della sua detenzione.
Secondo Front Line Defenders, il difensore saharawi è attualmente ricoverato nell'infermeria del carcere di Kenitra in condizioni particolarmente restrittive. Gli sarebbe consentita soltanto un'ora al giorno di permanenza all'aria aperta e sarebbe privato di beni essenziali, tra cui una lampada, un tavolo e una sedia. L'organizzazione riferisce inoltre che Asfari avrebbe già perso circa cinque chilogrammi dall'inizio dello sciopero della fame, un dato che alimenta le preoccupazioni sul suo stato di salute.
Alla luce dell'aggravarsi della situazione, Front Line Defenders denuncia le segnalazioni di presunta negligenza medica, rappresaglie e altre forme di maltrattamento nei confronti del prigioniero politico saharawi. L'organizzazione invita le autorità marocchine a garantire con urgenza l'accesso a cure mediche adeguate, indipendenti e specialistiche, scelte dal detenuto, nonché ad assicurare la sua integrità fisica e psicologica durante il periodo di detenzione.
Nel documento viene inoltre chiesto di garantire a tutti i difensori dei diritti umani saharawi il regolare accesso ai familiari, agli avvocati e alle necessarie cure sanitarie. Front Line Defenders sollecita infine l'apertura di indagini tempestive, indipendenti e imparziali su tutte le denunce di tortura e maltrattamenti, l'accertamento delle responsabilità dei presunti autori e l'esclusione dai procedimenti giudiziari di qualsiasi prova o confessione ottenuta mediante tortura, in conformità con gli obblighi internazionali del Marocco derivanti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.
L'organizzazione conclude ribadendo la necessità che tutti i difensori dei diritti umani, nel Sahara Occidentale e altrove, possano svolgere il proprio lavoro in piena libertà e sicurezza, senza il rischio di detenzioni arbitrarie, persecuzioni giudiziarie, intimidazioni o altre forme di rappresaglia.
