Madrid, 20 maggio 2026 - L’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti critica la decisione di Washington sul riconoscimento della sovranità marocchina e definisce “privo di basi” il tentativo di associare il movimento saharawi al terrorismo.
L’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton è tornato a intervenire pubblicamente sulla questione del Sahara Occidentale, riaffermando il proprio sostegno alla soluzione referendaria sotto l’egida delle Nazioni Unite e criticando apertamente la posizione assunta da Washington negli ultimi anni.
In un’intervista rilasciata all’emittente pubblica spagnola RTVE, Bolton ha definito “un errore” il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità marocchina sul territorio conteso, decisione adottata durante l’amministrazione di Donald Trump. Secondo l’ex funzionario, tale scelta avrebbe contribuito a irrigidire ulteriormente uno stallo diplomatico già prolungato.
Bolton ha inoltre invocato il ritorno al quadro originario delle Nazioni Unite, basato sul piano di risoluzione e sull’ipotesi di un referendum di autodeterminazione per il popolo saharawi. “È una questione molto semplice: lasciate che le persone votino per ciò che desiderano”, ha dichiarato, richiamando il lavoro svolto negli anni insieme all’inviato ONU James Baker nella gestione del dossier.
Nel corso dell’intervista, Bolton ha anche affermato che la decisione statunitense è “reversibile” e ha espresso preoccupazione per l’assenza di progressi nei negoziati tra Rabat e il movimento saharawi.
Un passaggio significativo delle sue dichiarazioni riguarda il rifiuto delle accuse che, in alcuni ambienti politici statunitensi, tendono ad associare il Fronte Polisario a organizzazioni terroristiche. “Ho avuto a che fare con il Fronte Polisario per 35 anni e non ho mai visto alcun segnale di terrorismo”, ha affermato Bolton, respingendo anche le ipotesi di presunti legami con l’Iran o con gruppi islamisti radicali.
L’ex consigliere ha concluso ribadendo che la questione del Sahara Occidentale resta irrisolta e che, a suo avviso, il popolo saharawi “merita il diritto di voto e di autodeterminazione”, in linea con i principi originari del processo di pace promosso dalle Nazioni Unite.
