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El Janga, 20 maggio 1973: la nascita della resistenza saharawi e l’inizio della lotta per l’autodeterminazione

 


Sahara Occidentale, 20 maggio 2026 – Cinquantadue anni fa, il 20 maggio 1973, l’attacco al presidio di El Janga segnò una svolta decisiva nella storia del Sahara Occidentale. Con quella prima azione armata, il neonato Fronte Polisario pose le basi di una lunga e complessa lotta per l’autodeterminazione, destinata a trasformarsi in una delle ultime grandi questioni coloniali irrisolte del continente africano.

Le radici storiche del conflitto:

La questione saharawi affonda le sue origini nel periodo coloniale. Nel 1884 la Spagna avviò l’occupazione del territorio, consolidando nel tempo un sistema amministrativo che ignorò progressivamente le strutture sociali e identitarie locali. Nel corso del XX secolo, il popolo saharawi sviluppò una crescente coscienza nazionale, alimentata dal più ampio processo di decolonizzazione africana.

Negli anni Sessanta, mentre le Nazioni Unite spingevano per la fine del colonialismo, la Spagna mantenne il controllo del territorio, respingendo le richieste di autodeterminazione. Le tensioni politiche e sociali si intensificarono, fino a sfociare nella nascita di un movimento organizzato di resistenza.

La nascita del Fronte Polisario e l’azione di El Janga:

Nel maggio 1973, un gruppo di giovani militanti saharawi fondò il Fronte Polisario con l’obiettivo dichiarato di porre fine al dominio coloniale e rivendicare il diritto all’autodeterminazione.

Pochi giorni dopo la sua costituzione, il movimento realizzò la sua prima azione armata contro il posto di polizia di El Janga, nel nord del territorio. L’operazione, pur limitata sul piano militare, ebbe un forte impatto simbolico: segnò l’inizio ufficiale della resistenza saharawi organizzata.

Tra i fondatori del movimento figura anche Brahim Ghali, oggi presidente della RASD, la struttura politica proclamata dal movimento nel 1976.

Dalla repressione alla guerra di liberazione:

L’attacco di El Janga ebbe un effetto immediato di mobilitazione politica e sociale. La risposta delle autorità coloniali spagnole fu inizialmente disorientata, mentre il sostegno al movimento si diffuse rapidamente tra la popolazione locale.

Nel giro di pochi mesi, la protesta si trasformò in un conflitto armato su scala crescente, sostenuto anche da diversi paesi africani e da parte del blocco socialista, in un contesto internazionale segnato dalla fine del colonialismo classico.

Il 1975 e la svolta geopolitica:

Nel 1975 la situazione subì un’accelerazione decisiva. La Spagna, ormai in fase di ritiro, firmò gli Accordi di Madrid (1975) con Marocco e Mauritania, trasferendo loro l’amministrazione del territorio senza consultare la popolazione saharawi.

Poco dopo, il Marocco avviò la cosiddetta Marcia Verde, che segnò l’ingresso delle truppe e l’inizio di una nuova fase del conflitto. Ne seguirono anni di guerra, bombardamenti e repressione, con migliaia di saharawi costretti alla fuga verso i campi profughi di Tindouf, in Algeria.

Il cessate il fuoco e il referendum mai realizzato:

Nel 1991, dopo anni di conflitto, fu raggiunto un cessate il fuoco sotto l’egida delle Nazioni Unite. Nello stesso anno venne istituita la missione MINURSO, con il mandato di organizzare un referendum di autodeterminazione.

Tuttavia, il processo si è progressivamente arenato. Le divergenze tra le parti e le difficoltà politiche hanno impedito la realizzazione del voto, lasciando irrisolta la questione dello status del territorio.

Una questione ancora aperta:

Nel 2020, dopo anni di stallo, il Fronte Polisario ha annunciato la sospensione del cessate il fuoco, dichiarando la ripresa della lotta armata in risposta a nuove tensioni sul territorio.

A oltre cinquant’anni da El Janga, il Sahara Occidentale resta una delle più lunghe dispute di decolonizzazione ancora aperte. Il popolo saharawi continua a vivere diviso tra i territori occupati e l’esilio nei campi profughi, mentre il processo politico internazionale resta bloccato.

Una memoria che continua a resistere:

L’attacco del 20 maggio 1973 a El Janga rimane, nella memoria saharawi, il simbolo fondativo di una resistenza che non si è mai interrotta. Non solo un episodio militare, ma l’inizio di un percorso politico e identitario che continua a interrogare la comunità internazionale.

La questione del Sahara Occidentale resta, oggi come allora, una sfida irrisolta tra diritto internazionale, autodeterminazione e interessi geopolitici. E per molti saharawi, la promessa di un referendum libero e definitivo rappresenta ancora la chiave di una pace mai pienamente realizzata.

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