Roma, 14 maggio 2026 – Il rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Fatima Mahfud, ha rilanciato e sostenuto un’importante iniziativa culturale volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla causa saharawi attraverso il linguaggio del cinema documentario.
All’interno del Festival Cinema & Arti – Brera 2026, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Brera in collaborazione con Cro.Me – Cronaca e Memoria dello Spettacolo, si è svolta presso l’Anteo Palazzo del Cinema una proiezione dedicata a due opere che affrontano, da prospettive diverse, la storia e l’identità del popolo saharawi.
L’iniziativa, articolata dal 12 al 14 maggio 2026, ha proposto una riflessione ampia sul Mediterraneo come spazio di incontro, memoria e conflitto, inserendo nel programma due documentari centrali per la narrazione della questione saharawi.
Il primo, Una storia saharawi (1996) del regista Mario Martone, realizzato in collaborazione con esponenti del popolo saharawi, nasce da un’esperienza diretta nei campi profughi. L’opera restituisce con forte impatto umano la condizione di esilio e la dignità di una popolazione costretta a vivere lontano dalla propria terra, mettendo al centro la questione dell’ingiustizia storica e delle sue conseguenze sulle generazioni future. Il progetto si inserisce anche nel percorso di conoscenza del mondo saharawi da parte del regista, facilitato da Patrizio Esposito, con il contributo, tra gli altri, della stessa Fatima Mahfud nel ruolo di assistente alla regia.
Il secondo documentario, Surgamus Omnes (2025), firmato da Sergio Giovanni Fiorenzano e Maria Vittoria Montali, propone invece una costruzione audiovisiva articolata in tre dimensioni – mito, religione e storia – attraverso l’uso di linguaggi simbolici e materiali d’archivio. L’opera attraversa il paesaggio sahariano e i volti dei suoi protagonisti, delineando un percorso che conduce alla formazione di una coscienza collettiva e politica, capace di trasformare la memoria e la sofferenza in consapevolezza attiva.
Le due opere, inserite nello stesso programma, offrono una lettura complementare della realtà saharawi: da un lato la testimonianza diretta dell’esilio e dell’ingiustizia, dall’altro una ricerca artistica che interroga il rapporto tra identità, storia e resistenza, contribuendo a mantenere viva l’attenzione culturale e civile sulla questione del Sahara Occidentale.
