Sahara occidentale, 18 maggio 2026 – In una lunga intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Español, il Ministro degli Esteri della Repubblica Araba Saharawi Democratica, Mohamed Yeslem Beisat, ha fornito nuovi dettagli sull’attuale fase dei contatti indiretti e dei colloqui preliminari in corso tra il Fronte Polisario e il Marocco, sotto l’egida congiunta delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti.
Secondo il capo della diplomazia saharawi, negli ultimi mesi si sarebbero svolti tre cicli di “colloqui preliminari informali”: due negli Stati Uniti e uno presso l’Ambasciata statunitense a Madrid. Incontri che, ha precisato, si inseriscono nel quadro dell’attuazione della Risoluzione n. 2797 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nell’ottobre 2025, la quale – secondo la lettura saharawi – non esclude il principio dell’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale.
Beisat ha ribadito la posizione storica della Fronte Polisario, sottolineando che la soluzione del conflitto può passare esclusivamente attraverso un referendum libero, equo e inclusivo, in cui il popolo saharawi sia chiamato a scegliere tra indipendenza, autonomia o integrazione.
“Autodeterminazione significa garantire una scelta reale, non imporre un’unica opzione predefinita”, ha affermato il Ministro, accusando il Marocco di promuovere un modello di autonomia considerato come unica via possibile e quindi incompatibile con il principio di libera determinazione dei popoli.
Nel corso dell’intervista, Beisat ha inoltre sostenuto che l’ultima versione della proposta di autonomia marocchina rappresenterebbe, a suo avviso, un arretramento rispetto a quella presentata nel 2007, poiché non includerebbe più in modo esplicito la prospettiva di un referendum.
Il ruolo di Stati Uniti e Spagna nel processo politico:
Sul piano internazionale, il Ministro saharawi ha espresso un giudizio positivo sul ruolo degli Stati Uniti, ritenendo che Washington possa esercitare un’influenza determinante per favorire una soluzione “giusta e democratica”. Ha inoltre evidenziato il crescente coinvolgimento americano nel dossier del Sahara Occidentale, insieme al ruolo di supervisione delle Nazioni Unite nel processo negoziale.
Diversa invece la valutazione nei confronti della Spagna. Beisat ha criticato duramente la posizione del governo guidato da Pedro Sánchez, accusato di aver adottato una linea considerata sbilanciata a favore di Rabat, riducendo così – secondo il ministro – il peso diplomatico di Madrid in una questione storicamente centrale per la sua politica estera.
“La posizione attuale non rappresenta un consenso istituzionale pieno, ma una scelta politica dell’esecutivo”, ha dichiarato, aggiungendo che uno dei recenti cicli di colloqui si è svolto nella capitale spagnola senza alcun patrocinio del governo, ma esclusivamente sotto l’egida dell’Ambasciata statunitense.
Campi profughi e risorse naturali:
Riferendosi alla situazione nei campi profughi saharawi di Tindouf, Beisat ha ribadito che ogni decisione sul futuro del popolo saharawi deve essere espressione di una volontà libera e non imposta, in conformità con il diritto internazionale umanitario.
“Nulla potrà essere deciso senza il consenso libero della maggioranza saharawi”, ha affermato, riaffermando il referendum come unico strumento in grado di garantire una soluzione legittima e duratura del conflitto.
Sul tema delle risorse naturali, il Ministro ha accusato diversi Paesi europei, in particolare Spagna e Francia, di ignorare le sentenze della giustizia europea che hanno dichiarato illegittime alcune forme di sfruttamento delle risorse del Sahara Occidentale, con particolare riferimento al settore della pesca.
Beisat ha infine annunciato la prosecuzione delle azioni legali a livello internazionale, dichiarando che “lo sfruttamento delle risorse saharawi non resterà senza conseguenze giuridiche” e che il Fronte Polisario continuerà a perseguire i responsabili dinanzi alle corti competenti.
Una posizione politica invariata:
In chiusura, il Ministro degli Esteri della RASD ha ribadito la disponibilità del Fronte Polisario a una soluzione politica negoziata, a condizione che siano pienamente rispettati il diritto internazionale e il principio di autodeterminazione.
“La pace è possibile, ma solo se il popolo saharawi potrà decidere liberamente del proprio destino”, ha concluso Beisat.
