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Sahara Occidentale: tra diplomazia di alleanze e diritto all’autodeterminazione



Sahara occidentale, 15 gennaio 2026 — Le recenti dichiarazioni di Massad Boulos, consigliere senior degli Stati Uniti, non segnano un cambiamento sostanziale ed equilibrato nell’approccio internazionale al conflitto del Sahara Occidentale. Al contrario, esse riflettono la persistente insistenza su formule politiche che si discostano dal quadro giuridico internazionale e dal diritto inalienabile del popolo saharawi all’autodeterminazione.

Presentare l’attuale fase come il risultato di una “profonda partnership e di una cooperazione continua” tra Washington e Rabat conferma una tendenza preoccupante: l’inquadramento della questione saharawi attraverso una logica di alleanze strategiche, a discapito dei principi fondanti delle Nazioni Unite e delle risoluzioni che qualificano il Sahara Occidentale come territorio non autonomo ancora in attesa di decolonizzazione.

Prospettive di nuovi negoziati:

Secondo fonti esclusive, il Fronte POLISARIO avrebbe già predisposto la propria delegazione negoziale in vista di una possibile ripresa dei colloqui. Una riunione preparatoria sarebbe prevista entro la fine del mese negli Stati Uniti, con la partecipazione dei ministri degli Esteri di Algeria, Mauritania, Marocco e del Fronte POLISARIO.

Contattato in merito, il ministro degli Esteri saharawi ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Tuttavia, fonti diplomatiche a New York indicano che il capo della diplomazia del Fronte POLISARIO, Mohamed Salem Ould Salek, dovrebbe guidare la delegazione negoziale. Al contempo, risulta che, fino all’8 gennaio, il Marocco non avesse manifestato piani concreti in questa direzione. Paesi come Francia e Stati Uniti continuano tuttavia a incoraggiare Rabat a presentare una proposta di autonomia “ampliata”.

Risoluzione 2797: continuità dello status quo

La Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 31 ottobre, non rappresenta una svolta politica. Essa costituisce piuttosto un’estensione tecnica del mandato della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), il cui obiettivo centrale resta l’organizzazione di un referendum libero e giusto sull’autodeterminazione.

Sebbene il testo faccia riferimento alla proposta di autonomia marocchina, tale menzione non modifica il quadro giuridico del conflitto né sostituisce il diritto del popolo saharawi a decidere del proprio futuro. Il referendum rimane l’unico meccanismo legittimo, conforme al diritto internazionale, per completare il processo di decolonizzazione ancora incompiuto.

L’insistenza nel presentare l’Algeria come “parte” del conflitto ignora deliberatamente la sua posizione costante di Paese vicino e osservatore, nonché il suo ruolo di difensore del diritto internazionale e del principio di autodeterminazione dei popoli, senza rivendicazioni territoriali né interessi occulti.

Algeria: coerenza diplomatica e rispetto del diritto internazionale

Contrariamente alle accuse di “isolamento” o “negazionismo”, la posizione algerina si distingue per chiarezza e coerenza. Algeri ha ribadito di non potersi sostituire al popolo saharawi né negoziare in sua vece, sollecitando con costanza la riattivazione di un processo politico serio che conduca all’effettivo esercizio dell’autodeterminazione.

Le differenze tra dichiarazioni informali e comunicati ufficiali non riflettono esitazioni, bensì la volontà di evitare ambiguità e di riaffermare una linea diplomatica fondata sul rigoroso rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Il Fronte POLISARIO, legittimo rappresentante del popolo saharawi:

I tentativi di diluire il conflitto attraverso presunte “terze vie” promosse da gruppi marginali e privi di riconoscimento internazionale distolgono l’attenzione dal nodo centrale della questione. Secondo le Nazioni Unite, il Fronte POLISARIO resta il legittimo rappresentante del popolo saharawi e l’unico interlocutore valido in qualsiasi processo negoziale.

Iniziative parallele volte a mettere in discussione questa legittimità non fanno che frammentare la rappresentanza saharawi e ritardare una soluzione giusta e duratura, allontanando l’obiettivo fondamentale: lo svolgimento di un referendum di autodeterminazione sotto supervisione internazionale.

Pace regionale e giustizia internazionale:

La stabilità del Maghreb non può essere costruita su soluzioni imposte né sul sacrificio dei diritti di un popolo. L’esperienza dimostra che una pace duratura è possibile solo attraverso il rispetto del diritto internazionale, della volontà popolare e dei principi di giustizia. L’Algeria ha sempre sostenuto che la risoluzione del conflitto del Sahara Occidentale rappresenti una condizione imprescindibile per l’integrazione del Maghreb, la cooperazione regionale e una risposta comune alle sfide della sicurezza e dello sviluppo.

Le dichiarazioni di Boulos confermano che una parte della comunità internazionale continua a gestire il conflitto attraverso il pragmatismo politico, anziché risolverlo nel rispetto del diritto internazionale. Tuttavia, il Sahara Occidentale non è un semplice contenzioso territoriale, bensì una questione di decolonizzazione che richiede una soluzione chiara e definitiva.

Dopo oltre cinquant’anni di attesa, il popolo saharawi rivendica ancora lo stesso diritto fondamentale: decidere liberamente del proprio futuro. Come ha recentemente avvertito il leader del Fronte POLISARIO, Brahim Ghali, finché tale diritto non verrà pienamente rispettato, ogni iniziativa alternativa continuerà a essere percepita come un tentativo di perpetuare lo status quo.

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