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Sahara Occidentale: Espulsa delegazione spagnola. Tensioni a El Aaiún tra Marocco e Isole Canarie



Sahara occidentale, 14 gennaio 2026 – Le autorità di occupazione marocchine hanno impedito l’ingresso ed espulso una delegazione delle Isole Canarie composta da Carmelo Ramírez, Noemí Santana Perera e Fernando Ruiz Pérez al loro arrivo martedì 13 gennaio all’aeroporto di El Aaiún, nel Sahara Occidentale occupato. La missione era finalizzata allo svolgimento di un’attività di osservazione e monitoraggio della situazione dei diritti umani sul campo.

Secondo quanto riportato da fonti locali e confermato dagli stessi interessati, ai membri della delegazione non è stato consentito neppure di sbarcare dall’aereo, venendo trattenuti a bordo e successivamente rimpatriati. L’episodio è stato denunciato come un atto arbitrario e repressivo, volto a ostacolare il lavoro pacifico di osservazione internazionale sulle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani subite dalla popolazione saharawi.

Gli attivisti e rappresentanti politici hanno condannato con fermezza l’espulsione, sottolineando come il Marocco impedisca regolarmente l’accesso a delegazioni, osservatori, giornalisti e organizzazioni di solidarietà per nascondere la repressione esercitata nei territori occupati. Tra le violazioni denunciate figurano arresti arbitrari, torture, sparizioni forzate, processi privi delle garanzie di un giusto processo e la persecuzione costante di attivisti e difensori dei diritti umani saharawi.

Carmelo Ramírez, consigliere per la cooperazione istituzionale e la solidarietà internazionale del Consiglio insulare di Gran Canaria e presidente della Federazione delle istituzioni di solidarietà con il Sahara Occidentale (FEDISSAH), ha ribadito che il Marocco non detiene alcuna sovranità sul Sahara Occidentale, territorio occupato con la forza dal 1975 in violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Noemí Santana Perera, deputata di Podemos, ha denunciato di essere stata trattenuta senza spiegazioni da agenti che non si sono identificati, affermando che l’episodio dimostra come i diritti fondamentali vengano quotidianamente calpestati nei territori occupati.

Al loro rientro nelle Isole Canarie, i membri della delegazione hanno ribadito il proprio impegno nella difesa dei diritti umani e nella solidarietà con il popolo saharawi e con il suo inalienabile diritto all’autodeterminazione. Hanno inoltre chiesto la fine dell’occupazione marocchina, l’immediato rilascio dei prigionieri politici saharawi e l’organizzazione di un referendum libero ed equo, come previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Anche il Governo delle Isole Canarie ha condannato ufficialmente l’espulsione, definendola “un atto inaccettabile di repressione” e una chiara testimonianza della gravità della situazione dei diritti fondamentali nel Sahara Occidentale occupato.

Secondo organizzazioni per i diritti umani, dal 2014 il Marocco ha rafforzato il blocco sull’accesso al territorio, espellendo centinaia di osservatori internazionali, parlamentari, difensori dei diritti umani e giornalisti. Solo nel 2025 sarebbero stati espulsi almeno 27 cittadini stranieri, provenienti in particolare da Spagna, Stati Uniti e Portogallo, nel quadro di una politica sistematica volta a impedire ogni forma di monitoraggio indipendente.

Il Sahara Occidentale resta così uno dei territori più chiusi al mondo per quanto riguarda l’accesso di osservatori internazionali, inclusi rappresentanti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, alimentando ulteriori preoccupazioni sulla persistenza di un clima di impunità e repressione. 

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