Sahara occidentale, 22 gennaio 2026 – Le autorità di occupazione marocchine hanno impedito, mercoledì 21 gennaio, all’attivista saharawi per i diritti umani Aminatu Haidar di recarsi a Madrid dall’aeroporto di Dakhla nel Sahara occidentale occupato, nonostante avesse completato tutte le procedure amministrative e di sicurezza necessarie per l’imbarco.
Aminatu Haidar si era recata presso la sala partenze insieme a sua figlia per imbarcarsi su un volo della compagnia Ryanair, dopo aver regolarmente effettuato il check-in. Tuttavia, durante la fase dei controlli di sicurezza, l’addetto incaricato ha improvvisamente spento lo scanner per circa mezz’ora, dando inizio a una serie di pratiche anomale e discriminatorie.
Successivamente, un agente di polizia ha ordinato ad Haidar e a sua figlia di sottoporsi a un controllo approfondito dei bagagli mediante uno scanner speciale. Le due sono state poi condotte in una stanza separata, dove sono state sottoposte a una perquisizione corporale completa, con obbligo di denudità, una procedura che l’attivista ha definito “umiliante” e “degradante”.
Haidar ha espresso il proprio stupore per una procedura che, a suo dire, non è stata applicata ad alcun altro passeggero, evidenziando come ciò confermi una politica di persecuzione e discriminazione sistematica legata alla sua identità e al suo impegno in difesa dei diritti umani. Quando ha tentato di opporsi e di chiedere spiegazioni, alti funzionari intervenuti sul posto hanno sostenuto la decisione delle forze di polizia.
L’episodio non si è concluso in aeroporto. Un dipendente della compagnia Ryanair ha inizialmente rifiutato di consegnarle la carta d’imbarco, fornendola solo dopo ripetute insistenze, quando ormai il tempo era scaduto, causando così la perdita del volo.
Secondo fonti vicine all’attivista e alla sua famiglia, Aminatu Haidar era giunta a Dakhla tre giorni prima per visitare un parente malato ed era stata sottoposta a stretta sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza e di intelligence marocchini per tutta la durata del suo soggiorno, una sorveglianza proseguita fino al suo arrivo in aeroporto.
Al momento della redazione di questo rapporto, Haidar risulta ancora bloccata nella città occupata di Dakhla. Diverse fonti riferiscono che l’abitazione in cui si trova sarebbe circondata da forze di polizia marocchine, sollevando serie preoccupazioni per la sua sicurezza fisica e psicologica.
L’accaduto si inserisce in un più ampio contesto di violazioni sistematiche dei diritti umani contro attivisti saharawi nei territori occupati del Sahara Occidentale, con l’obiettivo di impedire loro di comunicare con organizzazioni internazionali e di denunciare l’assedio imposto alla popolazione locale.
In una dichiarazione ufficiale, il Meccanismo di Coordinamento per le Attività sui Diritti Umani nella città occupata di Dakhla ha condannato fermamente quello che ha definito un “comportamento razzista e vendicativo” nei confronti di Aminatu Haidar e di sua figlia, ritenendo le autorità di occupazione marocchine pienamente responsabili della loro incolumità e del loro benessere psicologico.
Il Meccanismo ha inoltre invitato le organizzazioni internazionali per i diritti umani, le agenzie delle Nazioni Unite e i media indipendenti a denunciare queste pratiche repressive e a esercitare pressioni affinché cessino immediatamente, ribadendo che tali politiche non scoraggeranno il popolo saharawi dal proseguire la propria legittima lotta per la libertà e l’indipendenza.
