Bruxelles, 2 ottobre 2025 — La Commissione Europea si trova al centro di una bufera politica e legale in seguito al tentativo di concludere un nuovo accordo commerciale con il Marocco che include esplicitamente il Sahara Occidentale, un territorio non autonomo. Il voto sulla bozza, previsto per il 1° ottobre 2025, ha innescato la ferma condanna di sostenitori saharawi, esperti legali e organizzazioni della società civile in tutta Europa, come ampiamente documentato da Western Sahara Resource Watch (WSRW).
I critici accusano Bruxelles di un "riciclo" deliberato di pratiche già dichiarate illegittime dalla Corte di Giustizia Europea (CGUE). L'azione della Commissione, affermano, rappresenta una nuova e palese violazione delle leggi dell'UE e delle sentenze della sua stessa Corte.
L'Aggiramento della Sentenza della CGUE:
Il nodo cruciale risiede nel fatto che la bozza di accordo trapelata e ottenuta da WSRW coprirebbe apertamente i prodotti originari del Sahara Occidentale occupato. Questo accade nonostante la CGUE, in una sentenza fondamentale del 4 ottobre 2024, avesse annullato l'applicazione del precedente accordo commerciale del 2019 al territorio, specificamente a causa della mancanza di consenso del popolo saharawi.
La Corte aveva concesso all'UE tempo fino al 4 ottobre 2025 per conformare le sue pratiche al diritto internazionale e alle sue pronunce. Invece, l'UE sembra aver intrapreso un percorso che ignora le sue responsabilità legali.
Negoziati Lampo e Assenza di Consenso
La rapidità con cui è stato gestito il processo di negoziazione è un ulteriore punto di forte critica. Secondo WSRW, gli Stati membri hanno autorizzato la Commissione a negoziare il 10 settembre 2025, e l'accordo con il Marocco è stato siglato solo cinque giorni dopo, il 15 settembre. Subito dopo, la Commissione ha proposto la firma e l'applicazione provvisoria.
I critici mettono in discussione non solo la velocità inaudita ma anche la totale esclusione della partecipazione saharawi. Gli attori pro-Saharawi denunciano di essere stati lasciati fuori da qualsiasi consultazione o negoziazione, un affronto diretto alle ripetute sentenze della CGUE.
Al centro dell'obiezione legale saharawi c'è il principio secondo cui il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo, separato e distinto dal Marocco. Solo il popolo saharawi, non le autorità occupanti marocchine, ha il diritto di esprimere il proprio consenso ad accordi che riguardano la propria terra e le proprie risorse. La sentenza della CGUE del 4 ottobre 2024 ha ribadito che qualsiasi presunto consenso deve essere accompagnato da rigorose garanzie, tra cui benefici verificabili e proporzionali allo sfruttamento.
Tecnicalità Insufficienti e Finanziamenti Controversi:
L'accordo proposto consentirebbe nuovamente ai prodotti del Sahara Occidentale, sottoposti al controllo doganale marocchino, di beneficiare delle tariffe preferenziali dell'UE, violando palesemente il diritto internazionale e persino potenzialmente danneggiando agricoltori e imprese europee.
Per "ottemperare" alle formalità legali, la bozza include meccanismi di etichettatura e certificazione di conformità (con riferimenti alla "regione di origine"), gestiti tuttavia dalle autorità marocchine. I critici sottolineano che questo contravviene all'ordine della Corte di una corretta etichettatura per distinguere i prodotti saharawi da quelli marocchini.
Ancora più controverso è il piano dell'UE di finanziare infrastrutture (irrigazione, energia, desalinizzazione) nei territori occupati. Tali investimenti, uniti all'aumento degli aiuti umanitari nei campi profughi saharawi, sono visti come un mezzo per rafforzare in modo sproporzionato le autorità marocchine, emarginando completamente i saharawi e consolidando la dinamica coloniale di controllo.
Reazioni: Sdegno e Allarme Legale
Le reazioni alla proposta oscillano tra lo sdegno e l'allarme. Hugh Lovatt del Consiglio Europeo per le Relazioni Estere ha definito la proposta "davvero deludente", affermando che "ricicla gli elementi fondamentali dell'accordo commerciale invalido" senza fornire un percorso legale convincente.
Andrea Maria Pelliconi, docente di diritto internazionale, ha rimarcato che l'accento deve essere posto sul beneficio per i Sahrawi stessi, distinti dalla popolazione generale che include anche i coloni marocchini.
Il meccanismo di applicazione provvisoria è visto da molti come un tentativo di aggirare il controllo democratico e di promulgare l'accordo prima di un approfondito dibattito in seno al Parlamento europeo.
Implicazioni a Lungo Termine:
Per il popolo saharawi, da tempo in lotta per il proprio diritto all'autodeterminazione, questo accordo è l'ennesimo esempio di espropriazione colonialista. Il rifiuto di consultare il Fronte Polisario, il loro legittimo rappresentante, e il tentativo di imporre accordi che riconoscono l'autorità marocchina sul loro territorio sono percepiti come atti che rafforzano l'occupazione.
La Commissione Europea si giustifica affermando di voler rispettare le sentenze della Corte includendo clausole su benefici e supervisione. Tuttavia, i critici insistono che queste misure sono vuote senza l'autentico consenso e controllo del popolo saharawi.
Se approvato dal Consiglio dell'Unione Europea, l'accordo non solo violerebbe il diritto dell'UE e le norme internazionali, ma rischierebbe di compromettere la reputazione dell'Unione in materia di diritti umani e rispetto del diritto internazionale.
Mentre gruppi pro-sahrawi e legali si preparano a nuovi ricorsi e campagne pubbliche, l'esito del voto del Consiglio è significativo non solo per il Sahara Occidentale, ma per definire se l'UE darà priorità agli interessi economici o al rispetto delle sue sentenze e dei principi fondamentali di autodeterminazione e legalità.
