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Smara 1968-1969: Ritratto di una città nel deserto e la nascita del pensiero saharawi di liberazione



Di Ibrahim Muhammad Mahmoud Bidallah, tradotto ed elaborato dalla Redazione Wesatimes


Un’identità storica nel cuore del Sahara:

Nel pieno della colonizzazione spagnola, tra il 1968 e il 1969, l’antica città di Smara rappresentava un microcosmo del Sahara Occidentale: disoccupazione, povertà, siccità e ignoranza affliggevano la maggior parte della popolazione, fatta eccezione per poche famiglie. Tuttavia, al di là delle difficoltà, Smara custodiva un’eredità storica profonda, fatta di resistenza, spiritualità e valori radicati nella tradizione.

Situata sulla riva orientale del Wadi Silwan, Smara era un villaggio cresciuto attorno a un’oasi di palme e una sorgente d'acqua potabile. La sua storia si perde nel tempo, segnata dalla presenza di antiche civiltà, tra cui quella degli Almoravidi. Al centro del villaggio si ergeva il castello dello sceicco Ma al-Ainain, simbolo di conoscenza religiosa e di jihad, faro spirituale per la popolazione locale.

Topografia e vita quotidiana:

Il villaggio era circondato da una catena collinare a forma di mezzaluna, dove si trovavano postazioni militari spagnole. Una moschea costruita dai colonizzatori dominava il centro cittadino. A ovest, una piazza fungeva da centro nevralgico della vita pubblica: qui si svolgevano incontri, si teneva il mercato e stazionavano le rare Land Rover usate per il trasporto. Nella parte occidentale sorgevano l’amministrazione coloniale, la stazione di polizia e l’unica scuola elementare. Più a sud si trovava l’unica clinica disponibile.

Intorno alla città, nomadi accorrevano al mercato per rifornirsi, partecipare alla preghiera del venerdì o semplicemente per condividere notizie e curiosità. L’atmosfera era quella di una società conservatrice ma dinamica, radicata nei valori di solidarietà, parentela e onore desertico.

L’arrivo di Basiri: l’inizio del risveglio

Un evento segnò profondamente la storia moderna di Smara: l’arrivo nel 1968 di Mohamed Sidi Brahim Basiri, figura carismatica, educata, colta e religiosa, proveniente da una rispettata famiglia saharawi. Con lui, iniziò un lento ma deciso processo di risveglio sociale, religioso e politico.

Basiri si unì al giurista Mohamed Mahmoud Ould Lebsir e al grande studioso Mohamed Mahmud Bidallah. Ogni giovedì sera, alla vigilia del venerdì, si riunivano per pregare e discutere, attirando attorno a sé un variegato gruppo di cittadini: capi tribali, mercanti, soldati, poliziotti, pastori e semplici lavoratori. Le conversazioni spaziavano dal diritto islamico alla questione dell’identità saharawi, stimolando curiosità, consapevolezza e un crescente desiderio di autodeterminazione.

Educazione e visione:

Basiri non si limitava agli adulti. Aveva compreso l’importanza dell’educazione per i giovani: dedicava tempo agli studenti della scuola elementare, insegnando loro la lingua araba come strumento di emancipazione. Ogni lezione diventava un’occasione per riflettere su parole come patria, libertà, colonialismo, indipendenza, ignoranza, sviluppo. Era un linguaggio rivoluzionario, nascosto sotto l’apparenza dell’istruzione.

La scomparsa di Basiri e il trauma collettivo:

Nell’estate del 1970, un fermento anomalo agitò Smara: aumentavano i raduni e i movimenti. Poi, improvvisamente, Basiri scomparve. La notizia che fosse stato arrestato durante una manifestazione a El Aaiún giunse frammentaria, confusa, tragica. Nessuno seppe più nulla di lui. La comunità fu colpita da dolore e sconcerto. Che crimine poteva aver commesso un uomo come Basiri, mite e colto? La risposta non arrivò mai.

Il primo seme del pensiero politico saharawi:

Oggi possiamo affermare con certezza che Mohamed Sidi Brahim Basiri fu il primo a piantare il seme del pensiero saharawi di liberazione nazionale. Con discrezione e determinazione, pose le basi di un progetto politico che mirava alla creazione di uno Stato saharawi indipendente, in dialogo con la Spagna, potenza coloniale dell’epoca. Egli comprendeva le minacce dell’espansionismo marocchino e intuiva il ruolo delle potenze occidentali – Stati Uniti e Francia – nel disegno geopolitico che avrebbe sostenuto Rabat.

Una lezione eterna:

La vita e l’insegnamento di Basiri ci lasciano una lezione indelebile: l’indipendenza è un diritto naturale, e per ottenerla occorre pazienza, lotta, conoscenza e consapevolezza. I valori saharawi autentici – solidarietà, onore, identità – non sono scomparsi con lui. Anzi, si sono rafforzati nella memoria collettiva.

Basiri fu, e resta, il volto radioso del risveglio saharawi. Un volto che ha ispirato generazioni, a partire da quel lontano villaggio sulla riva del Wadi Silwan.
Un faro nel buio coloniale, una voce per la libertà.

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