Ginevra, 11 giugno 2025 – In un accorato intervento del 10 giugno dinanzi al Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla situazione relativa all'attuazione della Dichiarazione sulla concessione dell'indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali, Hibatu Taleb Omar, primo vicepresidente del Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi (CODESA), ha denunciato la persistente occupazione marocchina del Sahara Occidentale e le gravi violazioni dei diritti umani che affliggono la popolazione saharawi.
Omar ha ribadito come tali violazioni, che includono crimini di guerra e crimini contro l'umanità, vengano sistematicamente perpetrate in assenza di un meccanismo ONU di protezione e a fronte di un ritardo nell'attuazione del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, in chiara contravvenzione della Carta delle Nazioni Unite.
Repressione sistematica contro i difensori dei diritti umani:
I membri della CODESA, ha sottolineato Amar, sono soggetti a una repressione sistematica che si manifesta attraverso ritorsioni, blocchi continui, isolamento economico e sociale, e diffamazione. Viene loro negato il diritto di riunirsi e manifestare, e sono presi di mira per la loro attività di documentazione delle gravi violazioni commesse nella regione. Questa situazione allarmante è stata recentemente evidenziata da diversi meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani e da rapporti di organizzazioni internazionali di primo piano come Amnesty International (2025), l'Organizzazione Mondiale contro la Tortura (OMCT), la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) e Front Line International.
Espropri e violenza contro i civili:
Amar ha denunciato un'intensificazione delle violazioni da parte della "potenza occupante", che ha visto la demolizione di case e proprietà agricole di civili saharawi, in particolare nelle aree rurali e costiere, e l'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici. L'obiettivo, secondo la CODESA, è espropriare le terre dei residenti saharawi per cederle a società straniere nell'ambito di progetti economici illegali, volti a legittimare l'occupazione e a imporre un "fatto compiuto coloniale". Tale situazione è aggravata da un preoccupante cambiamento di posizione di alcune grandi potenze nel Consiglio di Sicurezza, che sembrano allinearsi apertamente con i piani dell'occupazione, minando il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi.
Appello per i prigionieri politici e la non discriminazione:
Il vicepresidente della CODESA ha espresso profondo rammarico per la detenzione di numerosi prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine per oltre 15 anni, inclusi membri del gruppo Gdim Izik e studenti, alcuni dei quali condannati all'ergastolo, nonostante le esplicite richieste di rilascio da parte dei meccanismi ONU e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Amar ha inoltre evidenziato come i tribunali marocchini emettano dure condanne fino a 20 anni di carcere nei confronti dei detenuti saharawi in casi ordinari, mentre casi simili che coinvolgono cittadini marocchini ricevono pene più clementi, in flagrante violazione delle convenzioni e dei trattati internazionali e del principio di non discriminazione. Ha aggiunto che persino la difesa di legittime rivendicazioni sociali viene repressa, con giovani e donne saharawi che protestano pacificamente per il diritto a un alloggio e a una vita dignitosa sottoposti a violenza fisica e arresti arbitrari. Questa politica, ha affermato Amar, mira a imporre la lealtà all'occupazione marocchina in cambio del godimento di qualsiasi diritto umano.
Richieste urgenti alla comunità internazionale:
Di fronte a queste violazioni sistematiche, perpetuate nel "silenzio internazionale e con la palese complicità di alcune grandi potenze", la CODESA ha rivolto un pressante appello al Comitato speciale delle Nazioni Unite, chiedendo di esercitare pressioni e adottare misure urgenti a favore della società civile saharawi nel Sahara Occidentale. Nello specifico, le richieste includono:
- Attuazione e applicazione del diritto internazionale umanitario e accelerazione dell'istituzione della delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa nel Sahara Occidentale.
- Fornitura di un meccanismo internazionale delle Nazioni Unite per monitorare, segnalare e proteggere i diritti umani nel Sahara Occidentale.
- Garanzia del rispetto del principio e del diritto inalienabile all'autodeterminazione del popolo Saharawi.
L'intervento di Hibatu Taleb Omar si conclude con un ringraziamento, ma il messaggio risuona come un monito chiaro e una richiesta d'azione concreta alla comunità internazionale per porre fine alle sofferenze del popolo saharawi e garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali.
