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John Bolton difende il Fronte Polisario: nessun legame con il terrorismo, serve un referendum


New York, 4 giugno 2025 - John Bolton, ex ambasciatore degli Stati Uniti all'ONU e già consigliere per la Sicurezza Nazionale durante l'amministrazione Trump, ha preso una posizione netta e controcorrente nel dibattito internazionale sulla questione del Sahara Occidentale. In un editoriale pubblicato il 28 maggio 2025 sul Washington Times, Bolton ha respinto categoricamente ogni tentativo di collegare il Fronte Polisario al terrorismo, definendo tali accuse infondate, strumentali e pericolose.

Non è una figura secondaria a lanciare questa denuncia. Bolton è uno dei falchi più noti del Partito Repubblicano, sostenitore intransigente della linea dura in politica estera americana. La sua carriera lo ha visto ricoprire ruoli di primo piano nelle amministrazioni Bush e Trump, oltre a essere stato stretto collaboratore di James Baker, ex inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale.

Durante una sua visita nei campi profughi saharawi, Bolton ha potuto osservare direttamente le condizioni della popolazione e valutare con attenzione la natura del conflitto. Da allora è diventato un sostenitore del diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione, ribadendo l’importanza di organizzare un referendum libero e trasparente sotto l’egida dell’ONU.

“Accusare il Polisario di legami con il terrorismo senza alcuna prova è un tentativo maldestro di deviare l’attenzione internazionale dall’ostruzionismo marocchino al processo referendario,” scrive Bolton nel suo articolo. “Le voci su una presunta influenza iraniana sul Fronte Polisario sono pura disinformazione.”

Il Piano Fallito del Makhzen:

L’intervento di Bolton arriva in un momento particolarmente delicato, segnato da un presunto tentativo del Marocco — il cosiddetto “Piano B” del Makhzen — di far designare il Fronte Polisario come organizzazione terroristica da parte degli Stati Uniti. Secondo fonti diplomatiche, l’8 aprile 2025 il Ministro degli Esteri marocchino ha incontrato il Segretario di Stato americano su richiesta di Israele, per ottenere il riconoscimento ufficiale del piano di autonomia e l’apertura di un consolato a Dakhla, nella parte occupata del Sahara Occidentale.

Il fallimento di questo tentativo ha spinto il Makhzen ad avanzare una nuova strategia: ottenere una classificazione del Polisario come movimento terroristico. Il tentativo si è tradotto in una campagna mediatica costruita su basi fragili, culminata nella pubblicazione di un controverso articolo del Washington Post e di un rapporto del think tank conservatore Hudson Institute. Entrambi i documenti sono stati successivamente smentiti o ridimensionati, contribuendo al naufragio dell'intera operazione.

“Il popolo saharawi è noto per la sua moderazione religiosa. Non ha mai abbracciato l’estremismo violento né è stato attratto dalla retorica jihadista diffusa in altre regioni,” ha aggiunto Bolton, evidenziando la presenza di ONG americane nei campi di Tindouf che operano da decenni in totale sicurezza.

Una Questione di Interesse Strategico:

Per Bolton, sostenere un processo conforme al diritto internazionale non è solo una questione morale, ma anche strategica. Il futuro del Sahara Occidentale, avverte, avrà un impatto sugli equilibri geopolitici dell'intera regione nordafricana, sempre più contesa tra l'influenza occidentale e quella di potenze emergenti come Cina e Russia.

“Una soluzione giusta, democratica e rispettosa del diritto internazionale è anche quella che meglio protegge gli interessi americani nel lungo periodo,” ha scritto, concludendo il suo editoriale con un appello alla Casa Bianca: tornare alla posizione storica del 1991 e sostenere la celebrazione di un referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi.

L'intervento di Bolton si distingue nel panorama politico statunitense per chiarezza e rigore. La sua voce — autorevole, seppur isolata — rappresenta un monito importante contro derive propagandistiche e tentativi di strumentalizzazione geopolitica. In un contesto dominato da ambiguità e interessi contrapposti, la questione del Sahara Occidentale continua a essere uno dei più complessi nodi irrisolti del Nord Africa.

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