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Espulsi dal Marocco: la “Marcia per la Libertà” per i prigionieri saharawi fermata a Tangeri


Tangeri, 3 giugno 2025
– È stata bruscamente interrotta il 31 maggio l’ultima tappa della “Marcia per la Libertà”, iniziativa simbolica e pacifica lanciata due mesi fa in Francia con l’obiettivo di raggiungere il carcere di Kenitra, in Marocco, per chiedere la liberazione dei prigionieri politici saharawi. Al loro arrivo nel porto di Tangeri, almeno 14 attivisti e rappresentanti eletti francesi e spagnoli sono stati espulsi dalle autorità marocchine, senza preavviso né giustificazione ufficiale.

Tra loro, anche Claude Mangin-Asfari, moglie del prigioniero politico saharawi Naâma Asfari, detenuto dal 2010 e condannato a 30 anni di carcere. Da sette anni le viene sistematicamente negato il diritto di visitare il marito. “Un comportamento inaccettabile, che dimostra ancora una volta la volontà del Marocco di soffocare ogni forma di solidarietà e denuncia”, ha dichiarato l’Associazione degli Amici della RASD (AARASD), che accompagnava la delegazione.

Violenza e deportazione:

Secondo il comunicato dell’AARASD, la polizia marocchina è salita a bordo del traghetto proveniente da Tarifa, in Spagna, e ha impedito ai partecipanti di sbarcare, respingendoli verso il porto di Algeciras. “Sono stati malmenati, trattenuti per ore senza alcun documento ufficiale, e infine deportati”, afferma la nota. Il tutto, “senza che venisse fornita una motivazione legale”.

L’episodio è stato duramente condannato anche dalla Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine (LPPS), che parla di “un attacco diretto ai diritti umani e alla solidarietà internazionale”, e dalla Associazione della Gioventù Saharawi di Francia, che ha denunciato una “flagrante violazione dei principi fondamentali della libertà di movimento e di espressione”.

Due mesi di marcia, 3.000 km per la giustizia:

La marcia, partita il 30 marzo da Ivry-sur-Seine, ha attraversato più di 20 città in Francia e Spagna. Durante il percorso sono stati organizzati eventi pubblici, incontri istituzionali, mostre e conferenze, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione dei detenuti saharawi nelle carceri marocchine. Tra i sostenitori, numerose ONG, sindacati, rappresentanti eletti e cittadini comuni.

Il culmine della marcia avrebbe dovuto essere la consegna simbolica di centinaia di lettere ai detenuti del carcere di Kenitra e l’incontro con le famiglie dei prigionieri politici. Un'iniziativa pacifica che si è scontrata con l’intransigenza dello Stato marocchino, che ha impedito l’ingresso dei delegati e, secondo diverse testimonianze, ha reagito con violenza.

Il caso Naâma Asfari:

Naâma Asfari è membro del gruppo "Gdeim Izik", arrestato nel 2010 e processato nel 2013 con accuse di partecipazione a proteste antigovernative. Organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch hanno più volte denunciato irregolarità nel processo, torture e violazioni del diritto alla difesa.

“Da anni il Marocco ostacola qualsiasi tentativo di denuncia o visita”, ha dichiarato Claude Mangin-Asfari. “Ma non ci fermeremo. Continueremo a marciare, a scrivere, a parlare. Perché il silenzio è complicità.”

Appello alla comunità internazionale:

Le organizzazioni promotrici hanno lanciato un appello urgente alle Nazioni Unite, al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), all’Unione Europea e alle ONG internazionali affinché esercitino pressione su Rabat per:

- Il rilascio immediato dei prigionieri politici saharawi;

- Il rispetto del diritto delle famiglie a visitare i propri cari detenuti;

- La fine delle rappresaglie contro attivisti e osservatori internazionali.

“Il Sahara Occidentale è l’ultima colonia africana – si legge nella dichiarazione finale – e da oltre 50 anni il popolo saharawi è privato del diritto all’autodeterminazione, mentre il Marocco continua a violare impunemente il diritto internazionale.”

La lotta continua:

La “Marcia per la Libertà” non si fermerà, assicurano gli organizzatori: nuove iniziative, nuove tappe e mobilitazioni sono già in fase di preparazione. “Nonostante le espulsioni, i respingimenti, la repressione – concludono – il mondo sta guardando, e la verità non può essere espulsa”.



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