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Said, il cuore Saharawi di Livorno: Sportivo, artista e difensore del deserto


Livorno, 13 maggio 2025 - Ahmed Hmoudi, conosciuto da tutti come Said, è un saharawi che da oltre trent’anni ha trovato una seconda casa nella città di Livorno. La sua storia è quella di un’integrazione riuscita, di un uomo che ha saputo trasformare le proprie origini, segnate dall’esilio e dalla vita nei campi profughi saharawi in Algeria, in una forza per sé stesso e per gli altri.

Arrivato in Italia grazie al progetto di accoglienza dei bambini saharawi promosso da associazioni italiane in collaborazione con la rappresentanza del Fronte Polisario, Said ha costruito nel tempo una solida rete di legami con la comunità livornese. Qui è diventato un volto noto non solo per le sue imprese sportive — è un atleta paralimpico tesserato con la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali (FISDIR) nel canottaggio, ma anche per la sua sensibilità umana e artistica.

Said è infatti anche pittore: nei suoi quadri si riflettono le memorie del deserto, la forza della sua gente e il sogno di un futuro migliore. Un artista capace di emozionare, un uomo che con delicatezza racconta, attraverso i colori, storie di resistenza e speranza.

L’impegno per il deserto: “Difendiamo la nostra casa”

Nonostante viva in Italia da decenni, Said non ha mai dimenticato le sue origini. Recentemente ha trascorso sei mesi nei campi profughi saharawi in Algeria, dove ha offerto il suo contributo come volontario. “Sono stato nelle scuole per fare attività educative con i bambini”, racconta, “spiegavo concetti usando il traduttore arabo-italiano sul cellulare. È stata un’esperienza toccante.”

Ma il suo impegno va oltre l’educazione. Said è attivamente coinvolto nella tutela ambientale del suo deserto natale. “Il deserto è la nostra casa,” spiega con passione. “Ogni giorno, però, bottiglie, buste e rifiuti di plastica volano con il vento e si mescolano alla sabbia. Molti pensano che questi rifiuti spariscano, ma la plastica resta nel terreno per centinaia di anni".

Con semplicità e determinazione, Said ha iniziato a raccogliere rifiuti nel deserto con un carrello e due sacchi. “I bambini mi vedevano e si univano a me. Ma la situazione è difficile: nei campi non ci sono bidoni né un vero sistema di raccolta rifiuti. L’ambiente è fragile e la gestione è pressoché assente.”

Un messaggio che vale ovunque:

Il suo messaggio è chiaro e universale: ogni gesto conta. “Non buttare i rifiuti a terra, anche se nessuno ti guarda. Raccogli quelli degli altri. Parla con chi ti sta vicino e insegna il rispetto per la natura. Il futuro nasce da questi piccoli atti.”

Said ci ricorda che il deserto, così come il nostro pianeta, è un’eredità da custodire. “Anche se qualcuno non ci crede, dobbiamo insistere. Il deserto è il nostro passato, ma anche il nostro futuro".

La sua è la testimonianza viva di come si possa essere cittadini del mondo restando fedeli alle proprie radici. Un ponte tra culture, un esempio concreto di come lo sport, l’arte e l’impegno civile possano unire e costruire un futuro migliore.

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