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Sahara Occidentale, rapporto ISHR 2025: Ritorsioni sistematiche contro i difensori dei diritti umani Saharawi



Sahara occidentale, 17 maggio 2025L’International Service for Human Rights (ISHR) ha lanciato un grave allarme nel suo rapporto annuale 2025, denunciando una campagna sistematica di ritorsioni da parte delle autorità marocchine contro i difensori dei diritti umani saharawi, in particolare quelli che collaborano con i meccanismi delle Nazioni Unite.

Il rapporto, che analizza la situazione tra maggio 2023 e aprile 2025, dipinge un quadro inquietante della repressione in atto nel Sahara Occidentale. L’ISHR documenta forme mirate di intimidazione, sorveglianza, violenze fisiche e persecuzioni legali come strumenti adottati dal regime marocchino per zittire le voci critiche e soffocare la richiesta di diritti fondamentali.

Metodi di repressione documentati:

Secondo l’organizzazione internazionale, le autorità marocchine hanno messo in atto un insieme coordinato di strategie repressive nei confronti degli attivisti saharawi:

Sorveglianza intensiva e restrizioni alla libertà di movimento dei difensori, sia nelle abitazioni sia nelle attività quotidiane.

Aggressioni fisiche e minacce dirette, spesso non perseguite legalmente.

Privazione dei diritti civili e lavorativi, nonché pressioni economiche per isolare socialmente e professionalmente gli attivisti.

Diffamazione sui media ufficiali e filogovernativi, con campagne mirate a delegittimare l'impegno dei difensori.

Il rapporto evidenzia almeno 12 casi documentati di ritorsioni dirette contro saharawi che hanno collaborato o cercato di collaborare con organismi delle Nazioni Unite. Tali ritorsioni includono torture, minacce, molestie giudiziarie e forme sofisticate di sorveglianza elettronica e psicologica.

Il caso Gdim Izik: simbolo della repressione

Una sezione del rapporto è dedicata alla tragica situazione dei prigionieri politici del gruppo Gdim Izik, condannati a seguito delle proteste del 2010. L’ISHR denuncia il mantenimento di condizioni di detenzione disumane, l'assenza di garanzie processuali e l'uso sistematico della tortura, nonostante le ripetute raccomandazioni delle Nazioni Unite.

I membri del gruppo continuano a essere vittime di isolamento, privazione di cure mediche adeguate e trasferimenti arbitrari tra strutture penitenziarie, in aperta violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani.

Appello alla comunità internazionale:

Il documento si conclude con un fermo appello alle Nazioni Unite, all’Unione Europea e agli Stati membri, affinché:

Adottino misure urgenti per proteggere i difensori saharawi e garantiscano loro un ambiente sicuro in cui esercitare i propri diritti.

Condannino pubblicamente e senza ambiguità le ritorsioni documentate, attribuendone la responsabilità diretta alle autorità marocchine.

Sostengano iniziative per garantire l’autodeterminazione del popolo saharawi, in linea con il diritto internazionale e le risoluzioni ONU.

L’ISHR richiama inoltre il ruolo fondamentale della comunità mediatica e accademica nel rompere il muro di silenzio che da anni circonda la questione del Sahara Occidentale. Solo una maggiore visibilità internazionale, afferma il rapporto, potrà esercitare la pressione necessaria per fermare le violazioni e proteggere coloro che, con coraggio, continuano a difendere la dignità e la libertà del popolo saharawi.

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