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Il "piano di risposta ai rifugiati Saharawi 2024": Un velo di ipocrisia sulla solidarietà globale



Sahara occidentale, 10 maggio 2025 - Il “Piano di Risposta ai Rifugiati Saharawi 2024” (SRRP) dovrebbe rappresentare un appello alla solidarietà internazionale verso uno dei popoli più a lungo dimenticati del nostro tempo. Invece, si presenta come un documento freddo, burocratico, infarcito di tecnicismi, sigle e cifre, che maschera con un velo di umanitarismo il perpetuarsi di una delle più gravi ingiustizie geopolitiche contemporanee.

Dietro al linguaggio neutrale e ai grafici sulla malnutrizione e la vaccinazione si cela una realtà scomoda: i principali donatori del piano non sono benefattori disinteressati, ma attori direttamente responsabili della tragedia saharawi. Francia, Stati Uniti, Spagna, Unione Europea e le loro aziende alleate non stanno soccorrendo le vittime di un disastro umanitario: stanno gestendo una crisi che loro stessi hanno creato, alimentato e normalizzato per decenni.


Francia: il burattinaio coloniale

La Francia ha storicamente sostenuto l’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, fornendo appoggio politico, militare e diplomatico. A Parigi si deve gran parte della protezione di cui gode Rabat presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Intanto, aziende francesi continuano a lucrare sulle risorse del territorio occupato, soprattutto nei settori agricolo, minerario ed energetico.

Nel SRRP, la Francia figura tra i principali donatori. Ma non è un partner umanitario: è un complice coloniale, che finanzia la crisi per non pagarne il prezzo politico.


Stati Uniti: sostegno armato e ipocrisia diplomatica

Gli Stati Uniti sono complici sin dall’inizio: sostennero l'invasione marocchina del Sahara Occidentale negli anni ’70 e, nel 2020, l’amministrazione Trump riconobbe ufficialmente la sovranità marocchina sul territorio – una violazione palese del diritto internazionale, mai annullata dalle amministrazioni successive.

Parallelamente, Washington invia cibo ai campi profughi di Tindouf: un gesto di carità che tenta di coprire con l'umanitarismo una lunga storia di complicità militare e politica. Nutrire le vittime mentre si armano gli aggressori non è solidarietà: è cinismo istituzionalizzato.


Spagna: il tradimento permanente

Ex potenza coloniale, la Spagna ha abdicato ai suoi obblighi internazionali firmando gli illegittimi Accordi di Madrid nel 1975. Da allora, ha contribuito all’occupazione marocchina, sostenendo de facto il "piano di autonomia" che legittima il controllo di Rabat sul Sahara Occidentale.

Le aziende spagnole operano oggi nelle acque e nei territori occupati, mentre il governo spagnolo ignora sistematicamente le violazioni dei diritti umani commesse contro i Saharawi. Eppure, Madrid si presenta nel SRRP come un partner umanitario, non come il responsabile diretto della mancata decolonizzazione.


Brasile: retorica Sud-Sud, interessi Nord-Nord

Il Brasile di Lula si professa campione del Sud globale e della giustizia anticoloniale. Ma dietro le dichiarazioni, continua a commerciare fosfati saharawi estratti illegalmente, alimentando il saccheggio delle risorse di un popolo in esilio.

Nonostante i proclami progressisti, il Brasile mantiene legami economici e militari con il Marocco, tradendo i valori che dichiara di difendere. La solidarietà del Sud globale, quando resta solo retorica, diventa una nuova forma di ipocrisia.


Il velo dell’umanitarismo tecnico:

Il SRRP evita ogni riferimento alla realtà politica del conflitto. Nessuna menzione all’occupazione, alla guerra riaccesasi dal 2020, alle violazioni sistematiche dei diritti umani nei territori occupati. I Saharawi sono presentati come una popolazione “bisognosa”, da assistere tecnicamente, anziché come una nazione sotto occupazione con un diritto imprescrittibile all'autodeterminazione.

Questo approccio depoliticizzato è funzionale: serve a disinnescare ogni responsabilità politica dei donatori, che continuano a trarre profitto da uno status quo che fingono di voler mitigare.


Complicità travestita da compassione:

I paesi e le istituzioni coinvolti nel SRRP:

- Appoggiano apertamente o tacitamente il piano di autonomia marocchino;

- Partecipano al saccheggio di risorse naturali saharawi, come i fosfati o l’energia eolica e solare;

- Forniscono equipaggiamento militare al Marocco;

- Ostacolano processi giuridici e diplomatici internazionali a favore del popolo saharawi.

In questo contesto, gli aiuti umanitari non sono che un alibi. Sono una forma di redistribuzione del bottino coloniale, non un atto di giustizia.


Il popolo Saharawi ha bisogno di giustizia, non di elemosina

I Saharawi non vogliono vivere eternamente da rifugiati. Non chiedono compassione tecnica, ma riconoscimento politico, libertà e restituzione. Il loro diritto all'autodeterminazione non può essere sepolto sotto pacchi di aiuti alimentari o piani quinquennali di assistenza sanitaria.

Finché il mondo continuerà a trattare la loro condizione come una crisi logistica da gestire, e non come una tragedia politica da risolvere, nessun piano umanitario potrà essere credibile.


Conclusione: smascherare la farsa, ristabilire la verità

È tempo di smettere di applaudire la filantropia istituzionale e iniziare a smascherare le complicità strutturali. Aiutare un popolo mentre si contribuisce attivamente alla sua oppressione non è solidarietà: è collaborazione con l’ingiustizia.

Il popolo saharawi non ha bisogno di cerotti, ma del rispetto del diritto internazionale. Senza giustizia, ogni piano umanitario è solo una foglia di fico sull’abisso del neocolonialismo.

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