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Coronavirus: contagiati 4824 operatori, il doppio che in Cina. Prima vittima in Basilicata


Dopo il lieve calo dei contagi e delle vittime di ieri, si apre una settimana decisiva per capire se il trend di crescita dell'epidemia si è invertito. Ora tutte le regioni hanno avuto vittime. Stop ai trasferimenti tra i comuni per evitare un altro esodo dal nord al sud. Sindaci del nord Calabria: "Volgiammo i check point". Musimeci (Sicilia): "Troppi arrivi a Messina, non siamo carne da macello".

L'appuntamento è per oggi pomeriggio alle 18, con il bollettino quotidiano della protezione civile sull'emergenza italiana da coronavirus. Molto più atteso rispetto a ieri perché quella che si apre potrebbe essere questa la settimana decisiva per comprendere se l'andamento dell'epidemia nel nostro assumerà finalmente quel trend in calo che i numeri del bollettino precedente, pur nella loro drammaticità, inducono comunque a ipotizzare. E quindi confermare che ci avviciniamo a numeri che siano anche il risultato delle azioni di contenimento decise dal governo due settimane fa. Intanto si registrano i dati allarmanti sul contagio negli operatori sanitari in Italia: sono 4824, il doppio che in Cina.

Il lieve calo dei contagi e delle vittime:

Ieri si sono registrate 3.957 nuove positività (sabato erano state 4821), con il totale che sale a 46.638, di cui 23.783 in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi e 3.000 in terapia intensiva (cifra pari al 6% del totale). Il numero dei decessi è stato di 651 persone (793 in giorno prima, con il totale che è salito a 5.476.

Le cifre, in leggera flessione rispetto al giorno precedente, sono state fornite da Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, accompagnato dal presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, nell'aggiornamento delle ore 18 dei dati sulla diffusione del Coronavirus. Il professor Locatelli ha evidenziato come "l'84% dei decessi si sia stato registrato in Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte" e che la leggera flessione non debba farci abbandonare a "facili entusiasmi o a sopravvalutare la tendenza". Il presidente del Css ha rivolto poi un appello ai familiari dei pazienti, invitandoli "a limitare i contatti esterni", sottolineando come le nuove restrizioni annunciate ieri sera dal presidente del Consiglio siano il "massimo delle misure di prevenzione dal contagio dal punto di vista sociale e lavorativo".

Contagiati 4.824 operatori sanitari, il doppio che Cina

In Italia, secondo i dati Iss, dall'inizio dell'epidemia sono 4.824 i professionisti sanitari contagiati dal coronavirus, pari al 9% del totale delle persone contagiate, una percentuale più che doppia rispetto a quella cinese dello studio pubblicato su JAMA (3,8%). La fondazione Gimbe, teme che il dato sia ampiamente sottostimato. Chiede che i test vengano estesi a tutti i professionisti e operatori sanitari e che vegano forniti strumenti di protezione a chi è impegnato in prima linea contro l'emergenza.

Morti altri due medici, a Cremona e a Parma

La prima vittima: Leonardo Marchi, medico infettivologo e direttore sanitario della Casa di Cura San Camillo a Cremona. Il secondo è Manfredo Squeri, medico ospedaliero in pensione. In totale, i decessi certificati di medici in attività a causa dell'epidemia da nuovo coronavirus fa sapere la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), diventano 19.

Stop alle attività non essenziali

Entra in vigore oggi decreto della presidenza del Consiglio che stabilisce la chiusura di tutte le attività considerate non essenziali. La novità sono i tre giorni dati alle imprese per adeguarsi: dovranno chiudere entro il 25. Di fatto la chiusura sarà operativa da giovedì. Sono 80 le attività che restano aperte. Tra queste alimentare, sanità, trasporti, call center. Anche badanti, colf, portieri dei condomini. Restano al lavoro anche professionisti e giornalisti. E' forte il pressing sul governo da parte di Confindustria per difendere la produzione e contro danni alle società quotate. Una minaccia di verso opposto arriva dai sindacati: sarà sciopero generale se saranno 'troppe' le attività aperte. La segretaria della Fiom, Francesca Re David, ha sottolineato che "è' impossibile pensare di sconfiggere il virus se non si chiudono le attività produttive non essenziali. Sono in corso già oggi iniziative di sciopero su tutto il territorio nazionale. La mobilitazione dei metalmeccanici continuerà - avverte - finché non verranno fornite dal governo le misure necessarie alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori dell'industria. I sindacati non hanno il potere di chiudere le fabbriche, è il governo che deve intervenire".

Stop agli spostamenti da comune a comune

Sempre ieri, nuova ordinanza Speranza-Lamorgese: vietati da oggi tutti i trasferimenti di persone con mezzi pubblici o privati in un Comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per esigenze di lavoro o salute. La richiesta veniva dalle Regioni del Sud peer frenare l'esodo e non ripetere la drammatica fuga che portò decine di migliaia di persone dal nord a sud quando la Lombardia diventò zona rossa, l'8 marzo. I governatori di Calabria e Basilicata decidono di chiudere le loro regioni: stop alle entrate e alle uscite. Intanto sale a 11 mila il numero delle persone denunciate per il mancato rispetto delle misure di sicurezza previste per fronteggiare l'emergenza.

Sindaci del nord Calabria: "Check point per scongiurare nuovi arrivi"

I sindaci della zona del Pollino e del Tirreno Cosentino hanno chiesto al Prefetto di Cosenza, Cinzia Guercio, di intensificare i controlli di accesso nei loro territori istituendo un check point con il supporto di agenzie private. "Intensificare i controlli nella parte nord della Calabria - affermano in un documento - considerata la porta d'ingresso per il territorio regionale si rende necessario per scongiurare eventuali arrivi di persone che potrebbero elevare il rischio di diffusione del contagio da Covid 19". "Ove non fosse possibile l'utilizzo delle agenzie private - affermano i sindaci - si richiede di intensificare la presenza sul territorio delle forze dell'ordine e di prevedere accessi controllati nei Comuni indicati".

Il governatore della Sicilia: "Basta arrivi, non siamo carne macello"

"Il governo nazionale intervenga perchè noi siciliani non siamo carne da macello". Lo scrive su Facebook il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in riferimento agli arrivi continui da altre regioni nonostante il blocco: "Mi segnalano che a Messina stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate. Non è possibile e non accetto che questo accada. Ho chiesto al prefetto di intervenire immediatamente. C'è un decreto del ministro delle Infrastrutture e del ministro della Salute che lo impedisce. Pretendo che quell'ordine venga rispettato e che vengano effettuati maggiori controlli alla partenza". E il sindaco di Messina, Cateno De Luca, ha annunciato: "Stasera mi meetterà personalmente a bloccare lo sbarco indiscriminato e attendo che qualcuno si faccia avanti per arrestarmi".




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