Roma, 23 gennaio 2026 – La Rete Saharawi Solidarietà Italiana con il Popolo Saharawi ETS ha denunciato con fermezza l’ennesima grave violazione dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale, condannando la decisione delle autorità marocchine di impedire arbitrariamente alla storica difensora dei diritti umani Aminatou Haidar di lasciare il Paese per ricevere cure mediche urgenti.
Secondo quanto riportato dalla Rete Saharawi, ad Aminatou Haidar – presidente dell’Instance Sahraouie Contre l’Occupation Marocaine (ISACOM) e simbolo internazionale della resistenza non violenta saharawi – è stato vietato l’imbarco su un volo diretto a Madrid dall’aeroporto di Dakhla, nonostante avesse già superato regolarmente i controlli previsti. Il provvedimento ha coinvolto anche la figlia che la accompagnava ed è stato adottato senza alcuna motivazione legittima, configurando un atto di accanimento politico e personale.
Una violazione grave del diritto alla salute e alla libertà di movimento:
Aminatou Haidar, vincitrice nel 2019 del Right Livelihood Award, versa in condizioni di salute gravi e fragili, conseguenza diretta delle torture e della lunga sparizione forzata subite durante gli anni dell’occupazione marocchina. Impedirle l’accesso a cure mediche adeguate rappresenta, secondo la Rete Saharawi, una violazione del diritto fondamentale alla libertà di circolazione e del diritto alla salute, oltre a mettere direttamente a rischio la sua vita.
La Rete ricorda che Haidar fu rapita a El Aaiún il 21 novembre 1987 e sottoposta a oltre tre anni di sparizione forzata e torture disumane, pratiche ampiamente documentate e denunciate a livello internazionale, che hanno lasciato conseguenze fisiche permanenti.
Repressione sistematica nei territori occupati:
Questo episodio – sottolinea la Rete Saharawi – non è un caso isolato, ma si inserisce in una strategia sistematica di repressione, intimidazione, sorveglianza e punizione collettiva attuata dal Marocco contro i difensori saharawi dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Di fronte a tale situazione, la Rete Saharawi:
- chiede l’immediata revoca del divieto di uscita dal territorio imposto ad Aminatou Haidar e il pieno rispetto della sua libertà di movimento;
- denuncia la persecuzione sistematica dei difensori saharawi dei diritti umani e chiede la cessazione di ogni forma di repressione e intimidazione, nonché l’apertura di indagini indipendenti su torture e sparizioni forzate;
- ribadisce il diritto inalienabile del popolo saharawi all’autodeterminazione, riconosciuto dalle Nazioni Unite, e la necessità della celebrazione del referendum promesso;
- invita la comunità internazionale, l’Unione Africana e in particolare la Spagna, in quanto potenza amministrante de jure del Sahara Occidentale, ad assumersi le proprie responsabilità storiche e giuridiche.
Autodeterminazione non negoziabile:
In riferimento alla recente Risoluzione n. 2797 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Rete Saharawi accoglie con favore il rinnovo del mandato della MINURSO e la riaffermazione del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite e la Risoluzione 1514 (XV) sulla decolonizzazione.
Allo stesso tempo, esprime profonda preoccupazione per il riferimento al cosiddetto “piano di autonomia” proposto dal Marocco come possibile base negoziale, definendolo un grave vulnus politico e giuridico che rischia di indebolire i principi fondamentali del diritto internazionale e di normalizzare un’occupazione illegale.
La Rete denuncia inoltre l’assenza, nella Risoluzione, di riferimenti alla crisi umanitaria nei campi dei rifugiati saharawi, alla riduzione degli aiuti internazionali e alle violazioni sistematiche dei diritti umani nei territori occupati, documentate da organismi delle Nazioni Unite e da organizzazioni indipendenti.
Un popolo resiliente, un diritto da applicare:
Nonostante oltre quarant’anni di occupazione e la separazione imposta da un muro di sabbia lungo più di 2.700 chilometri, il popolo saharawi continua a distinguersi per istruzione, coesione e resilienza. La Rete Saharawi, che riunisce oltre trenta organizzazioni ed enti del terzo settore italiani, mette in guardia contro la diffusione di informazioni inesatte o fuorvianti che rischiano di alterare il quadro giuridico internazionale e di legittimare lo sfruttamento delle risorse naturali di un territorio ancora soggetto a decolonizzazione.
«Il popolo saharawi – conclude la Rete – non rivendica concessioni, ma l’applicazione del diritto internazionale».
