القائمة الرئيسية

الصفحات

Attivista saharawi denuncia una “guerra economica” e torture da parte dell’occupazione marocchina a El Aaiún


Sahara occidentale, 23 gennaio 2026
– L’attivista e giornalista saharawi Braika Bahi ha denunciato pubblicamente una campagna sistematica di repressione messa in atto dalle autorità di occupazione marocchine, basata su violenze fisiche, torture e misure di punizione economica collettiva, con l’obiettivo di metterlo a tacere e distruggere la sua capacità di resistenza.

In un’intervista video rilasciata a Equipe Media, Bahi – membro della troupe televisiva della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) e attivista impegnato anche nella difesa ambientale – ha affermato di essere vittima di una strategia deliberata volta a colpire non solo la sua persona, ma anche la sua famiglia e il suo contesto sociale, nel tentativo di isolarlo e costringerlo al silenzio.

Aggressioni e torture dopo la risoluzione ONU 2797:

Secondo la testimonianza dell’attivista, la repressione si è intensificata in seguito all’adozione della Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata alla fine di ottobre 2025. In quel periodo, Bahi riferisce di essere stato aggredito e torturato in pieno giorno in via Smara, a El Aaiún, da pattuglie paramilitari marocchine.

L’attivista ha indicato come diretti responsabili due agenti di polizia marocchini, noti con i soprannomi di “l’Americano” e “Zald al-Touhima”, già segnalati da attivisti locali per il loro presunto coinvolgimento in gravi violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale. Questo episodio, ha precisato, si aggiunge a precedenti rapimenti e torture subiti in aree rurali fuori dalla città.

Punizione collettiva contro la famiglia:

La repressione, secondo Bahi, non si è limitata alla sua persona. Nel marzo 2025, le autorità marocchine avrebbero sospeso lo stipendio mensile di sua madre, informandola che il pagamento non sarebbe stato ripristinato finché il figlio non avesse cessato il suo attivismo sui social media o non avesse lasciato il Paese.

Bahi ha definito questa pratica una “politica calcolata di punizione collettiva”, volta a esercitare pressioni psicologiche sugli attivisti colpendo i loro familiari, con l’obiettivo di spezzare i legami di solidarietà e ridurre al silenzio le voci critiche.

“L’occupazione usa il sostentamento di mia madre come merce di scambio”, ha dichiarato, ribadendo tuttavia la sua determinazione a proseguire la lotta pacifica per i diritti del popolo saharawi, nonostante i rischi crescenti.

La “guerra economica” come strumento di repressione:

Nel corso dell’intervista, Braika Bahi ha denunciato quella che definisce una vera e propria “guerra economica” condotta dal Marocco contro gli attivisti saharawi, attraverso l’uso della povertà, della precarietà e della dipendenza familiare come strumenti di controllo politico e repressione.

Nonostante le pressioni, l’attivista ha affermato che non cederà al ricatto e continuerà a documentare e denunciare le violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale, rinnovando l’appello alla comunità internazionale affinché ponga fine all’impunità.

Fonte: https://porunsaharalibre.org/

إذا أعجبك محتوى الوكالة نتمنى البقاء على تواصل دائم ، فقط قم بإدخال بريدك الإلكتروني للإشتراك في بريد الاخبار السريع ليصلك الجديد أولاً بأول ...