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Sahara Occidentale, sciopero della fame a oltranza dei prigionieri politici saharawi: interrogazione al Governo italiano e appello a Papa Leone XIV

 



Roma, 5 luglio 2026 – Cresce la preoccupazione internazionale per le condizioni dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine. Dall'8 giugno, l'attivista saharawi Naâma Asfari, detenuto nel carcere di Kenitra, ha intrapreso uno sciopero della fame a tempo indeterminato per denunciare le gravi violazioni dei diritti umani subite dai detenuti saharawi. Dal 30 giugno la protesta si è estesa ad altri prigionieri politici, trasformandosi in uno sciopero della fame collettivo che alimenta forti timori per la loro sopravvivenza.

L'allarme è stato lanciato dalla Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi (LPPS), che denuncia un rapido aggravamento delle condizioni di salute dei detenuti e richiama la comunità internazionale a un intervento urgente. Secondo l'organizzazione, i prigionieri sono sottoposti da anni a condizioni detentive estremamente dure, caratterizzate da isolamento, privazioni e continue violazioni dei diritti fondamentali.

Di fronte a quella che viene definita una vera e propria emergenza umanitaria, il Gruppo di Lavoro Diritti Umani e Territori Occupati, in collaborazione con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia e la Rete Saharawi – Solidarietà Italiana con il Popolo Saharawi ETS, ha promosso una vasta mobilitazione rivolta alle istituzioni italiane, agli organismi internazionali, ai mezzi di informazione e alla società civile.

L'iniziativa nelle istituzioni italiane:
La vicenda è approdata anche in Parlamento grazie a un'importante iniziativa istituzionale. L'On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui Diritti Umani della Camera dei Deputati, e l'On. Stefano Vaccari, Presidente dell'Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo saharawi, hanno presentato un'interrogazione al Governo italiano chiedendo un intervento urgente per la tutela di Naâma Asfari e degli altri prigionieri politici saharawi attualmente in sciopero della fame.
L'iniziativa parlamentare rappresenta un significativo segnale politico e mira a sollecitare il Governo italiano ad attivarsi nelle sedi diplomatiche e internazionali affinché siano garantiti il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti e la loro tutela sanitaria.

Le denunce sulle violazioni dei diritti umani:
Secondo le organizzazioni promotrici della mobilitazione, i prigionieri saharawi continuano a subire sistematiche violazioni del diritto internazionale e delle convenzioni sui diritti umani. Tra le principali criticità denunciate figurano:

- l'isolamento prolungato;
- la limitazione o il divieto dei contatti con le famiglie;
- la negazione di cure mediche adeguate e indipendenti;
- restrizioni alla corrispondenza;
- processi ritenuti non conformi agli standard internazionali di equità.

La protesta estrema dei detenuti viene descritta come l'ultima forma di resistenza non violenta rimasta per richiamare l'attenzione della comunità internazionale sulla loro situazione e su quella dei membri del Gruppo di Gdeim Izik, arrestati dopo lo smantellamento del campo di protesta pacifico nei pressi di El Aaiún nel novembre 2010.
Nel corso degli anni, diversi organismi internazionali, tra cui il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, hanno espresso forte preoccupazione per il trattamento riservato ai detenuti saharawi, rilevando violazioni della Convenzione contro la tortura e chiedendo al Marocco di adottare misure efficaci di riparazione e tutela dei diritti fondamentali.

L'appello a Papa Leone XIV:
Tra le iniziative promosse in Italia figura anche una lettera inviata alla Segreteria di Stato di Sua Santità Papa Leone XIV da Nadia Conti, coordinatrice del Gruppo Diritti Umani del Movimento di Solidarietà con il Popolo Saharawi.
Nella missiva viene richiesto un autorevole intervento morale del Pontefice affinché siano garantiti assistenza medica indipendente, il rispetto della dignità dei detenuti e l'applicazione del diritto internazionale umanitario.

La campagna "ORA LIBERI":
A seguito della riunione del 1° luglio 2026, il Gruppo Diritti Umani ha inoltre rilanciato la campagna "ORA LIBERI", promossa dalla Rete Saharawi – Solidarietà Italiana con il Popolo Saharawi ETS con sede a Reggio Emilia.
L'iniziativa invita associazioni, enti locali, rappresentanti istituzionali e cittadini ad aderire alla mobilitazione per chiedere la liberazione dei prigionieri politici saharawi e il pieno rispetto dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Per i promotori della campagna, la sorte dei detenuti saharawi rappresenta una questione che va ben oltre il destino dei singoli prigionieri: è una sfida alla credibilità del diritto internazionale, della tutela universale dei diritti umani e dei principi di giustizia sui quali si fonda la comunità internazionale. L'appello è rivolto alle istituzioni europee, alle Nazioni Unite e ai governi affinché intervengano con urgenza per evitare conseguenze irreversibili e impedire che il dramma dei prigionieri politici saharawi venga nuovamente relegato nell'indifferenza.


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