New York, 5 luglio 2026 - Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il 248° anniversario della propria indipendenza, il dibattito sui valori universali di libertà e autodeterminazione si intreccia con una delle questioni ancora irrisolte del diritto internazionale contemporaneo: la decolonizzazione del Sahara Occidentale.
A riaccendere l’attenzione è un intervento pubblicato il 4 luglio dal politologo e analista Stephen Zunes, che utilizza la ricorrenza simbolica dell’Independence Day per sollevare una riflessione critica sulle contraddizioni della politica estera statunitense in relazione al popolo saharawi.
Un parallelismo storico tra indipendenza e occupazione:
Zunes richiama il significato originario del 4 luglio come celebrazione della liberazione da una monarchia coloniale, tracciando un parallelismo diretto con la condizione del Sahara Occidentale, territorio del Nord Africa la cui autodeterminazione è ancora oggi incompiuta.
Nel suo intervento, il professore invita a non dimenticare “il popolo del Sahara Occidentale, che continua a cercare libertà da una monarchia che ha invaso il loro territorio nel 1975 e ne occupa ancora ampie parti”. Il riferimento è al Marocco, che prese il controllo del territorio dopo il ritiro della Spagna, in un processo che ha aperto una lunga disputa internazionale tuttora irrisolta.
Una questione ancora aperta nel diritto internazionale:
Il Sahara Occidentale è considerato dall’ONU un territorio non autonomo in attesa di decolonizzazione, con il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi più volte ribadito dalle Nazioni Unite e da organismi giuridici internazionali.
Zunes sottolinea inoltre una forte contraddizione diplomatica: nonostante la Repubblica Araba Saharawi Democratica sia membro dell’Unione Africana e sia riconosciuta da decine di Stati nel mondo, successive amministrazioni statunitensi hanno sostenuto la posizione che considera il territorio parte integrante del Marocco.
Critica alle posizioni geopolitiche delle grandi potenze:
Nel suo intervento, l’analista denuncia questa linea politica come un avallo implicito a una situazione contestata sul piano del diritto internazionale, evidenziando come essa entri in tensione con le risoluzioni delle Nazioni Unite e con i principi espressi dalla Corte Internazionale di Giustizia, che hanno storicamente riconosciuto il diritto del popolo saharawi a determinare il proprio futuro attraverso un referendum.
Un richiamo simbolico nel giorno dell’indipendenza:
Il valore del messaggio risiede anche nella scelta della data: proprio nel giorno in cui una delle più importanti democrazie mondiali celebra la propria indipendenza, viene richiamata l’attenzione su un popolo che quella stessa indipendenza continua a rivendicarla senza averla ancora ottenuta.
Il post si trasforma così in un monito politico e morale: la libertà, quando viene celebrata, non può essere considerata un privilegio circoscritto, ma un principio universale che dovrebbe includere anche le popolazioni ancora sottoposte a processi di occupazione e autodeterminazione negata.
Una riflessione necessaria sulla libertà incompiuta:
L’intervento di Stephen Zunes non si limita alla denuncia politica, ma invita a una riflessione più ampia sul significato contemporaneo della libertà e della coerenza internazionale. Il Sahara Occidentale rimane oggi uno dei casi più emblematici di decolonizzazione incompiuta, spesso oscurato dalle dinamiche geopolitiche globali.
In questo senso, il 4 luglio assume un significato che va oltre i confini statunitensi: diventa uno specchio attraverso cui osservare le libertà conquistate e quelle ancora negate, ricordando che l’universalità dei diritti non può essere selettiva né condizionata dagli equilibri di potere.
