In una dichiarazione diffusa sabato 5 luglio, l'organizzazione ha riferito che Asfari avrebbe perso oltre otto chilogrammi dall'inizio della protesta e presenterebbe un preoccupante abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue, elementi che – secondo la Lega – aggravano significativamente il rischio per la sua salute e richiedono un intervento medico urgente.
L'LPPS accusa l'amministrazione penitenziaria marocchina di continuare a negare ai detenuti un'assistenza sanitaria adeguata, denunciando quella che definisce una politica di "negligenza medica deliberata" nei confronti dei prigionieri politici saharawi. Secondo l'organizzazione, il rifiuto di garantire cure appropriate si inserirebbe in una più ampia strategia di pressione e punizione nei confronti dei detenuti.
La Lega sostiene inoltre che le autorità marocchine stiano perseguendo una politica di rappresaglia finalizzata a piegare la resistenza dei prigionieri politici saharawi e attribuisce allo Stato marocchino la piena responsabilità per l'incolumità fisica e la vita di Naama Asfari. Nella nota, l'organizzazione avverte che il protrarsi dell'inazione da parte delle autorità potrebbe avere conseguenze irreversibili, definendo tale situazione un "omicidio a bassa intensità".
Di fronte al progressivo aggravarsi delle condizioni del detenuto, l'LPPS ha rivolto un appello urgente alle Nazioni Unite, al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e alle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché intervengano per garantire un monitoraggio indipendente del caso, assicurare cure mediche immediate e fare pressione sulle autorità marocchine affinché cessino quelle che la Lega definisce gravi violazioni dei diritti dei prigionieri politici saharawi.
Nella parte conclusiva del comunicato, l'LPPS denuncia il persistente silenzio della comunità internazionale di fronte alle presunte violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale e ribadisce il proprio impegno a mantenere alta l'attenzione sul caso di Naama Asfari e degli altri detenuti saharawi, sia sul piano giuridico sia attraverso iniziative di sensibilizzazione internazionale, fino alla loro liberazione.
