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Sahara Occidentale, la CONASADH alla Commissione africana: Indagare sui crimini di guerra marocchini e liberare i prigionieri politici saharawi



Banjul, 18 maggio 2026 - A Banjul, nel corso dell’87ª sessione della Commissione africana per i diritti umani e dei popoli, la CONASADH ha lanciato un appello urgente alla comunità africana e internazionale affinché vengano avviate indagini indipendenti sui presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità attribuiti al Marocco nei territori occupati del Sahara Occidentale, chiedendo contestualmente la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici saharawi.

Durante i lavori della sessione, svoltasi nella capitale gambiana e dedicata all’analisi della situazione dei diritti umani nel continente africano, il coordinatore della CONASADH in Europa, Hassan Emelid, è intervenuto davanti alla plenaria informando i membri della Commissione africana, i rappresentanti degli Stati membri dell’Unione africana, le istituzioni nazionali e le organizzazioni internazionali sugli ultimi sviluppi relativi alla causa saharawi.

Nel suo intervento, Emelid ha denunciato il “drammatico deterioramento” della situazione umanitaria e dei diritti fondamentali nelle aree occupate della Repubblica saharawi, sottolineando come tale escalation si sia aggravata dopo la rottura del cessate il fuoco del 13 novembre 2020 e la successiva offensiva militare marocchina contro il popolo saharawi.

Secondo la CONASADH, le autorità marocchine continuano ad attuare una politica sistematica di repressione e rappresaglia contro la popolazione civile saharawi, attraverso arresti arbitrari, torture, processi iniqui, assedi domiciliari, violenze fisiche e psicologiche, oltre a restrizioni mirate contro difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti impegnati nella difesa del diritto all’autodeterminazione.

L’organizzazione saharawi ha inoltre denunciato il persistente isolamento imposto ai territori occupati, caratterizzato – secondo quanto riferito – da un rigido blackout mediatico, dall’espulsione di delegazioni internazionali, dal divieto di costituire associazioni indipendenti e da trattamenti degradanti nei confronti dei detenuti politici saharawi.

Nel corso della dichiarazione, il rappresentante saharawi ha ricordato come tali violazioni siano state documentate in numerosi rapporti pubblicati da Amnesty International, Human Rights Watch, dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e da diversi organismi delle Nazioni Unite.

La CONASADH ha quindi sollecitato l’attuazione delle Decisioni 775 e 689 del Consiglio esecutivo dell’Unione africana, che invitano la Commissione africana a compiere una missione ufficiale nei territori occupati della Repubblica saharawi per verificare direttamente la situazione sul terreno.

Nel suo appello finale, il Comitato saharawi per i diritti umani ha chiesto l’apertura immediata di un’inchiesta internazionale indipendente sui presunti crimini commessi dalle autorità di occupazione marocchine, la liberazione incondizionata dei prigionieri politici saharawi e l’attivazione concreta dei meccanismi africani di protezione per garantire sicurezza e tutela alla popolazione civile nei territori occupati.

La dichiarazione ha infine richiamato l’attenzione sulle crescenti difficoltà umanitarie ed economiche vissute dai rifugiati saharawi nei campi profughi, aggravate dalle condizioni climatiche estreme e dalla sempre maggiore dipendenza dagli aiuti internazionali.

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