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Rete Saharawi – Solidarietà italiana con il popolo saharawi lancia l’allarme sul Sahara Occidentale: Serve un urgente rilancio del processo di pace

 




Roma, 13 maggio 2026 – La Rete Saharawi – Solidarietà italiana con il popolo saharawi ETS ha espresso profonda preoccupazione per il protrarsi del conflitto nel Sahara Occidentale e per il persistente silenzio della comunità internazionale di fronte alle continue violazioni dei diritti umani che colpiscono la popolazione civile saharawi.

Secondo l’organizzazione, dalla ripresa delle ostilità nel novembre 2020, in seguito alla rottura del cessate il fuoco, la situazione sul terreno si è progressivamente aggravata, con conseguenze umanitarie sempre più pesanti per civili, donne e bambini, in un contesto segnato da una limitata attenzione da parte della comunità internazionale.

Nel comunicato diffuso l’11 maggio 2026, la Rete Saharawi ha rivolto un appello urgente alle Nazioni Unite, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e all’inviato personale del Segretario Generale dell’ONU, Staffan de Mistura, affinché venga rilanciato un percorso politico credibile, fondato sul dialogo, sul diritto all’autodeterminazione e sulla tutela effettiva dei diritti umani.

“Le vittime saharawi sono rimaste sostanzialmente invisibili nell’agenda internazionale.”

Nel testo, l’associazione ribadisce la propria ferma opposizione a ogni forma di guerra, violenza e aggressione, in particolare quando queste si sviluppano in violazione del diritto internazionale sancito dalle Nazioni Unite, respingendo al contempo ogni tentativo di strumentalizzazione delle posizioni espresse dagli organismi internazionali.

Particolare preoccupazione viene espressa nei confronti del ruolo della MINURSO, la missione ONU incaricata del monitoraggio del cessate il fuoco e dell’organizzazione del referendum di autodeterminazione. Secondo la Rete, la presa di posizione espressa recentemente dalla missione rispetto alla ripresa delle ostilità appare tardiva rispetto a una crisi che si protrae dal novembre 2020.

Nel comunicato si ricorda come, secondo la ricostruzione dell’associazione, la ripresa del conflitto sarebbe seguita alla violazione del cessate il fuoco previsto dal Piano di Pace ONU del 1991, sottoscritto tra il Fronte Polisario e il Marocco.

La Rete Saharawi richiama inoltre i dati contenuti nel rapporto annuale 2024 dello SMACO, secondo cui tra il 2021 e il 2023 sarebbero stati documentati 73 episodi attribuiti all’impiego di droni nel territorio saharawi, con un bilancio complessivo di 160 vittime, tra cui 80 morti, inclusi civili, donne e bambini.

Il rapporto segnala inoltre lo sfollamento di oltre 5.000 persone verso l’Algeria e la perdita di centinaia di capi di bestiame, aggravando ulteriormente una situazione umanitaria già critica.

L’associazione denuncia inoltre la perdurante assenza, da parte delle Nazioni Unite, di un meccanismo permanente, indipendente e trasparente di monitoraggio dei diritti umani nel Sahara Occidentale, nonostante le ripetute richieste avanzate da organizzazioni internazionali, osservatori indipendenti e rappresentanti parlamentari di diversi Paesi.

Nel documento vengono inoltre richiamate le denunce di organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International, relative a presunti arresti arbitrari, repressioni, processi contestati e altre violazioni dei diritti fondamentali nei territori occupati.

In conclusione, la Rete Saharawi rinnova il proprio appello alle Nazioni Unite, al Consiglio di Sicurezza e all’inviato speciale Staffan de Mistura affinché venga riattivato con urgenza un processo negoziale serio, imparziale e trasparente, capace di condurre a una soluzione giusta, duratura e conforme al diritto internazionale, garantendo al contempo strumenti concreti di protezione per la popolazione civile saharawi, che da oltre cinquant’anni continua a vivere le conseguenze di un conflitto irrisolto.

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