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La Fondazione Somazzi premia l’impegno saharawi: riconoscimento 2026 ad Asria Mohamed Taleb

 


Berma, 12 maggio 2026 - Importante riconoscimento internazionale per la voce delle donne saharawi. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Somazzi assegna ogni anno un premio destinato a donne o organizzazioni femminili che si distinguono per il loro impegno in sintonia con la missione della fondazione, promuovendo giustizia sociale, uguaglianza e diritti. La fondazione precisa inoltre di non erogare finanziamenti né sovvenzioni, ma di sostenere attraverso il riconoscimento pubblico figure capaci di generare un impatto concreto nella società.

Per il Premio 2026, la Fondazione Somazzi ha scelto di onorare Asria Mohamed Taleb, in riconoscimento del suo straordinario impegno a favore dell’emancipazione femminile e della sua costante lotta contro la discriminazione e le disuguaglianze strutturali.

La cerimonia pubblica di premiazione si è svolta lunedì 11 maggio 2026 alle ore 18:00, presso il Kulturpunkt di Berna, in Svizzera. Il discorso celebrativo è stato affidato a Sibel Arslan, membro del Consiglio nazionale svizzero e componente della Commissione Affari Esteri.

Asria Mohamed Taleb è riconosciuta a livello internazionale come artista, giornalista e difensora dei diritti umani. Il suo lavoro esplora temi profondi come identità, memoria, resistenza e sradicamento. Nata e cresciuta nei campi profughi saharawi nel deserto algerino, ha trasformato l’arte in uno strumento di preservazione culturale e di resistenza politica.

È inoltre ideatrice e curatrice di Jaimitna, un progetto artistico partecipativo che rende visibili la cultura, la storia e la memoria collettiva del popolo saharawi, offrendo al tempo stesso uno spazio di espressione e protagonismo alle donne.

Attraverso il giornalismo e l’attivismo per i diritti umani, da decenni denuncia le violazioni e le discriminazioni subite dalle donne saharawi nei territori del Marocco, mantenendo alta l’attenzione internazionale sulla questione del Sahara Occidentale.

Oggi, dal suo esilio in Norvegia, unisce anche il linguaggio del cabaret alla sua ricerca artistica, utilizzando l’umorismo come forma di espressione creativa e strumento politico per raccontare realtà spesso ignorate e dare voce a un popolo che continua a lottare per libertà, dignità e autodeterminazione.

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