القائمة الرئيسية

الصفحات

Fatima Mahfud: “Chi destabilizza davvero la regione?”

 


Roma, 12 maggio 2026 - Un appello alla responsabilità politica e alla difesa del diritto internazionale nel Sahara Occidentale. La rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Fatima Mahfud, ha diffuso lunedì 11 maggio 2026 una nota di particolare rilevanza politica sulla questione saharawi, dal titolo: “Chi destabilizza davvero la regione? Cinquant’anni di blocco marocchino contro una soluzione giusta e definitiva nel Sahara Occidentale”.

Nel suo intervento, Mahfud lancia un appello chiaro al movimento internazionale di solidarietà, sottolineando come il momento storico richieda non soltanto analisi e confronto interno, ma anche una risposta pubblica, strutturata e incisiva.

“Solidarietà significa pretendere serietà dai propri governi rispetto alla realtà di un conflitto ancora irrisolto”, afferma Mahfud, evidenziando come chi vive in sistemi democratici disponga di strumenti concreti per chiedere trasparenza, responsabilità e rigore alle proprie istituzioni, ai parlamenti e ai mezzi di informazione.

Di fronte ad accuse di estrema gravità, diffuse – secondo la rappresentante saharawi – senza prove pubblicamente verificabili né verifiche indipendenti, il silenzio non può rappresentare una risposta. Le domande poste sono dirette e fondamentali: quali fonti sono state utilizzate? Chi ha verificato i fatti? Perché dichiarazioni politiche di tale portata vengono diffuse senza un reale dibattito pubblico e senza la necessaria trasparenza?

Secondo Mahfud, in una democrazia le dichiarazioni di governi e istituzioni non possono essere considerate semplici prese di posizione, poiché contribuiscono a orientare l’opinione pubblica, influenzano il racconto mediatico e rischiano di alterare la percezione di un conflitto di decolonizzazione ancora aperto nel Sahara Occidentale.

Per questo, il movimento internazionale di solidarietà con il popolo saharawi è chiamato oggi a un salto di qualità politico. Scrivere ai ministeri degli Esteri, interpellare parlamentari, promuovere interrogazioni pubbliche, organizzare dibattiti, coinvolgere amministrazioni locali, università, sindacati, giornalisti e società civile: sono questi, secondo Mahfud, gli strumenti democratici da utilizzare fino in fondo.

Dopo decenni di cooperazione, missioni istituzionali, accoglienza e presenza concreta accanto al popolo saharawi, il patrimonio umano, politico e culturale costruito dal movimento di solidarietà deve ora trasformarsi in una capacità di iniziativa pubblica capace di contrastare la disinformazione e riportare il diritto internazionale al centro del dibattito.

Nel suo messaggio, Mahfud sottolinea inoltre come il Fronte Polisario stia pagando il prezzo del suo rifiuto di accettare il piano marocchino di autonomia come soluzione definitiva del conflitto.

“Tuttavia – evidenzia – esiste una realtà che nessuna propaganda può cancellare: cinquant’anni di esilio dimostrano che il popolo saharawi continua a rifiutare qualsiasi soluzione che neghi il proprio diritto all’autodeterminazione.”

Il messaggio si conclude con una riflessione netta: la vera instabilità non nasce da chi rivendica un diritto riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma da cinquant’anni di blocco politico che impediscono una soluzione giusta, definitiva e conforme al diritto internazionale.

Per Mahfud, la pace non può essere costruita attraverso accuse prive di verifiche, silenzi selettivi o campagne mediatiche, ma richiede responsabilità politica, serietà istituzionale e il coraggio collettivo di difendere la verità e il diritto internazionale.

إذا أعجبك محتوى الوكالة نتمنى البقاء على تواصل دائم ، فقط قم بإدخال بريدك الإلكتروني للإشتراك في بريد الاخبار السريع ليصلك الجديد أولاً بأول ...