القائمة الرئيسية

الصفحات

Il Comitato ONU contro la tortura accusa il Marocco di tortura e coercizione nei confronti dei detenuti di Gdeim Izik

 


Ginevra, 21 maggio 2026  – Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha annunciato mercoledì 20 maggio nuove conclusioni riguardanti i detenuti saharawi del gruppo di Gdeim Izik, accusando il Marocco di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, torture e utilizzo di confessioni estorte con la forza durante i processi giudiziari.

Le conclusioni del Comitato arrivano dopo l’esame di quattro nuove denunce relative agli eventi del campo di Gdeim Izik, smantellato nel 2010 nei pressi della città occupata di El Aaiún. Secondo il rapporto, i detenuti sarebbero stati sottoposti a “metodi brutali” durante la detenzione e gli interrogatori.

Tra le pratiche denunciate figurano violente percosse, bruciature con sigarette, minacce di stupro, sospensione prolungata in posizioni dolorose note come “pollo arrosto”, torture mediante colpi alle piante dei piedi con barre di ferro (falanga), isolamento prolungato, privazione di cibo e cure mediche, oltre al divieto di contatti con avvocati e familiari.

Il vicepresidente del Comitato, Peter Vedel Kessing, ha dichiarato che “questi quattro casi, insieme ai sei casi analoghi precedentemente documentati, evidenziano un problema strutturale nella gestione da parte del Marocco dei casi legati a Gdeim Izik”. Ha inoltre sottolineato che “quando accuse di tortura vengono ripetutamente ignorate e le condanne si basano su confessioni contestate, viene compromesso il principio assoluto del divieto di tortura”.

Il Comitato ha anche denunciato il comportamento delle autorità giudiziarie marocchine, affermando che giudici istruttori e pubblici ministeri si sarebbero rifiutati di registrare o indagare sulle accuse di tortura, inclusa la richiesta di esami medici indipendenti. Secondo il rapporto, soltanto sei anni dopo il presidente della Corte d’Appello di Rabat avrebbe ordinato accertamenti medici, che però “non sono stati effettuati conformemente al Protocollo di Istanbul”, lo standard internazionale per l’investigazione delle torture.

Le confessioni ottenute sotto coercizione sarebbero poi state utilizzate come principali elementi di prova nei procedimenti militari e civili contro i detenuti saharawi. Le sentenze emesse hanno portato a due condanne all’ergastolo e a due pene detentive di 25 anni.

Nelle sue raccomandazioni finali, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha esortato il Marocco ad avviare indagini immediate, imparziali e approfondite sulle accuse di tortura, perseguire i responsabili delle violazioni e garantire alle vittime un risarcimento adeguato, oltre alla riabilitazione e al reinserimento nelle loro famiglie.

Il Comitato ha inoltre chiesto la revisione e l’annullamento delle condanne emesse contro i denuncianti, in conformità con il diritto interno e gli standard internazionali, sottolineando la necessità di proteggere detenuti, familiari e avvocati da eventuali ritorsioni.

إذا أعجبك محتوى الوكالة نتمنى البقاء على تواصل دائم ، فقط قم بإدخال بريدك الإلكتروني للإشتراك في بريد الاخبار السريع ليصلك الجديد أولاً بأول ...