Sahara occidentale, 23 aprile 2026 - Nel Sahara Occidentale i prigionieri politici saharawi continuano a mantenere ferme le proprie posizioni nonostante anni di detenzione e pressioni. È quanto afferma l’attivista saharawi Abdelmoula Hafidi, recentemente rilasciato dopo aver trascorso circa dieci anni nelle carceri marocchine.
In dichiarazioni rilasciate al gruppo di giornalisti saharawi Equipe Media, che opera nei territori occupati, El Hafidi ha sottolineato che i detenuti saharawi restano “fermi e coerenti” nelle opinioni politiche per le quali sono stati arrestati. Secondo l’attivista, torture, pressioni e umiliazioni non hanno indebolito la loro determinazione, e il morale dei prigionieri rimane alto. Ha inoltre dichiarato di essere disposto a continuare a esprimere le proprie posizioni anche a rischio di un nuovo arresto.
El Hafidi, membro del gruppo studentesco saharawi El Uali, era stato arrestato il 16 aprile 2016 per la sua attività pacifica a sostegno del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi. Il processo, celebrato a Marrakech, è stato criticato da organizzazioni per i diritti umani, che hanno denunciato la mancanza di garanzie fondamentali e l’utilizzo di pratiche repressive nei confronti degli attivisti saharawi. Durante la detenzione, l’ex prigioniero ha affermato di essere stato sottoposto a torture fisiche e psicologiche.
Dopo il rilascio, avvenuto il 16 aprile, le forze di sicurezza marocchine hanno imposto – secondo fonti saharawi per i diritti umani – un rigido assedio attorno all’abitazione della famiglia dell’attivista nella città di Bojador, con un dispiegamento di veicoli e agenti volto a limitare le visite di parenti e sostenitori.
L’Associazione saharawi per la difesa dei diritti umani e la protezione delle risorse ha condannato l’assedio, ritenendo le autorità marocchine responsabili di eventuali danni alla famiglia o ai visitatori, e ha chiesto il rilascio di tutti i prigionieri politici saharawi. L’organizzazione ha inoltre invitato la popolazione a recarsi presso l’abitazione dell’ex detenuto per rompere simbolicamente il blocco.
Anche il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Saharawi (CODESA) ha denunciato le misure restrittive, riferendo che l’attivista saharawi El Ouara Sidi Brahim Khaya sarebbe stata aggredita e sottoposta a trattamenti degradanti il 17 aprile mentre tentava di visitare la famiglia di Hafidi, prima di essere espulsa dalla città e trasferita verso El Aaiún.
Le dichiarazioni dell’ex prigioniero e le denunce delle organizzazioni saharawi riportano l’attenzione sulla situazione dei detenuti politici saharawi e sulle restrizioni imposte agli attivisti nei territori del Sahara Occidentale.
