القائمة الرئيسية

الصفحات

Sahara Occidentale, l’ONU rilancia la decolonizzazione mentre negli USA si apre un nuovo round di negoziati



New York, 23 febbraio 2026 – In concomitanza con un nuovo ciclo di negoziati negli Stati Uniti tra la Repubblica Araba Saharawi Democratica e il Marocco sul futuro del Sahara Occidentale, il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, António Guterres, ha rinnovato l’appello a completare il processo di decolonizzazione del territorio.

Intervenendo all’apertura della sessione 2026 del Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla decolonizzazione (C-24), Guterres ha ricordato che la fine del colonialismo rappresenta uno degli obiettivi fondanti dell’ONU. «Questa organizzazione è stata creata come un luogo in cui le nazioni possono riunirsi come pari, non come governanti e governati», ha dichiarato, sottolineando le conseguenze persistenti del colonialismo in termini di sfruttamento economico, disuguaglianze e marginalizzazione politica.

Il C-24, istituito nel 1961 dall’Assemblea generale, è incaricato di monitorare l’attuazione della Dichiarazione del 1960 sulla concessione dell’indipendenza ai Paesi e ai popoli coloniali e di seguire la situazione dei territori che non hanno ancora raggiunto la piena autonomia, in conformità con il Capitolo XI della Carta delle Nazioni Unite.

Il Sahara Occidentale tra negoziati e status di territorio non autonomo:

Il Sahara Occidentale figura ancora nella lista dei 17 territori non autonomi delle Nazioni Unite. Spesso definito “l’ultima colonia dell’Africa”, il territorio fu amministrato dalla Spagna fino al 1976. Dopo il ritiro spagnolo, divenne teatro di un conflitto che coinvolse il Marocco e la Mauritania.

Attualmente, secondo le ricostruzioni internazionali, la RASD – con governo in esilio a Tindouf, in Algeria – controlla circa il 30% del territorio, mentre il restante 70% è sotto amministrazione marocchina.

Nel suo intervento, Guterres ha invitato a promuovere un dialogo inclusivo che coinvolga i territori interessati, le potenze amministratrici, gli Stati membri e tutte le parti rilevanti, sottolineando che ogni situazione deve essere affrontata singolarmente e nel rispetto della Carta dell’ONU e delle risoluzioni dell’Assemblea generale.

Dal 1945 a oggi, oltre 80 ex colonie – per un totale di circa 750 milioni di persone – hanno ottenuto l’indipendenza. Tuttavia, quasi due milioni di persone vivono ancora nei territori non autonomi iscritti all’agenda ONU.

Gli altri territori nella lista ONU:

Oltre al Sahara Occidentale, restano nella lista: Samoa Americane, Anguilla, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Isole Falkland, Polinesia Francese, Gibilterra, Guam, Montserrat, Nuova Caledonia, Pitcairn, Sant’Elena, Tokelau, Isole Turks e Caicos e Isole Vergini Americane. Le potenze amministratrici sono Francia, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti.

L’appello del Segretario generale giunge mentre negli Stati Uniti si svolge un nuovo round di colloqui tra Marocco e Fronte Polisario, in un contesto diplomatico che, secondo fonti internazionali, vedrebbe anche iniziative di mediazione statunitense avviate durante la precedente amministrazione di Donald Trump.

In questo scenario, il richiamo delle Nazioni Unite alla necessità di completare il processo di decolonizzazione riafferma la centralità del diritto all’autodeterminazione quale principio cardine del diritto internazionale e della stessa architettura multilaterale.

أنت الان في اول موضوع

إذا أعجبك محتوى الوكالة نتمنى البقاء على تواصل دائم ، فقط قم بإدخال بريدك الإلكتروني للإشتراك في بريد الاخبار السريع ليصلك الجديد أولاً بأول ...