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27 febbraio 1976: la proclamazione della Repubblica Saharawi, atto fondativo di sovranità e autodeterminazione



Sahara occidentale, 23 febbraio 2026 – Tra gli eventi più emblematici della storia contemporanea del Sahara Occidentale, la proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) rappresenta una svolta decisiva nel percorso di autodeterminazione del popolo saharawi. Dopo la fondazione del Fronte Polisario e l’affermazione dell’Unità Nazionale, la nascita dello Stato saharawi segnò l’avvio di una nuova fase politica e istituzionale.

«In nome di Dio, oggi issiamo la bandiera della Repubblica Democratica Araba Saharawi» – con queste parole storiche El Uali Mustafa Sayed proclamò ufficialmente, il 27 febbraio 1976, la costituzione dello Stato saharawi, affermando la sovranità del popolo sul proprio territorio. Quella data coincise con il ritiro dell’ultimo soldato spagnolo dal Sahara Occidentale, chiudendo formalmente la presenza coloniale della Spagna e aprendo un nuovo capitolo nella storia della regione.

Il contesto storico e politico:

La proclamazione avvenne in un quadro internazionale particolarmente complesso. Dopo gli Accordi di Madrid del 1975, che sancirono la spartizione del territorio tra Marocco e Mauritania senza consultare la popolazione locale, il Sahara Occidentale fu teatro di occupazione militare e di un massiccio esodo di civili verso il territorio algerino.

In tale scenario, segnato dalla violazione del diritto internazionale e dall’assenza di un processo di decolonizzazione conforme alle risoluzioni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – in particolare la Risoluzione 1514 sull’indipendenza dei popoli coloniali – la leadership saharawi ritenne necessario proclamare uno Stato sovrano per tutelare l’integrità territoriale e l’autodeterminazione nazionale.

El Uali Mustafa Sayed, che sarebbe divenuto il primo Presidente della RASD, denunciò apertamente quello che definì il “ritiro vergognoso” della Spagna, accusandola di aver abbandonato le proprie responsabilità storiche e morali nei confronti del popolo saharawi. Allo stesso tempo, mise in guardia contro le ambizioni espansionistiche del Marocco e della Mauritania, ritenute una minaccia per la stabilità regionale.

I preparativi e la proclamazione a Bir Lehlu:

Nonostante le difficili condizioni dovute allo sfollamento di migliaia di civili e alla carenza di risorse, il Fronte Polisario organizzò l’evento nella città di Bir Lehlu, scelta come luogo simbolico della nascita del nuovo Stato.

Nei mesi precedenti, tra gennaio e febbraio 1976, El Uali Mustafa Sayed e Brahim Ghali – attuale Segretario Generale del Polisario e Presidente della Repubblica Araba Saharawi Democratica – intrapresero una serie di missioni diplomatiche in diverse capitali, tra cui Tripoli e Algeri, per raccogliere sostegno politico al riconoscimento internazionale del nascente Stato.

Alla cerimonia parteciparono delegazioni di Paesi amici, in particolare Algeria e Libia, oltre a giornalisti provenienti da Spagna, Algeria e Francia. Nel suo atto costitutivo, il Consiglio Nazionale Provvisorio Saharawi richiamò i principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e delle risoluzioni ONU sul diritto dei popoli all’autodeterminazione, proclamando la nascita di uno Stato libero, indipendente e sovrano, fondato su un sistema repubblicano democratico, di orientamento arabo-africano e non allineato.

Il significato politico e diplomatico:

La proclamazione della RASD rappresentò una rottura definitiva con il sistema coloniale e un atto di affermazione della volontà popolare saharawi. Essa contribuì a consolidare l’unità nazionale attorno al Fronte Polisario quale unico e legittimo rappresentante del popolo saharawi e rese possibile l’organizzazione amministrativa e politica dei campi profughi, trasformati in spazi di autogoverno e resistenza.

Sul piano internazionale, già il 29 febbraio 1976 il Consiglio dei Ministri dell’allora Organizzazione dell'Unità Africana riconobbe il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza. Nei mesi successivi, diversi Stati – tra cui Algeria, Angola, Mozambico, Guinea-Bissau e Madagascar – accordarono il proprio riconoscimento alla RASD, segnando i primi successi diplomatici del nuovo Stato.

A cinquant’anni di distanza, la proclamazione del 27 febbraio 1976 continua a rappresentare un punto di riferimento identitario e politico per il popolo saharawi: un atto fondativo che ha sancito la volontà di libertà, dignità e sovranità nazionale, in un percorso ancora oggi al centro del dibattito internazionale.

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