Sahara occidentale, 26 gennaio 2026 - L’operato del capo della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), Alexander Ivanko, è al centro di crescenti interrogativi e critiche, in un contesto di accuse di parzialità a favore del Marocco e di un progressivo indebolimento del mandato originario della missione ONU, secondo diverse fonti informate.
La MINURSO è stata istituita nel 1991 con l’obiettivo specifico di organizzare un referendum di autodeterminazione per il popolo saharawi. Tuttavia, secondo fonti citate da ECSAHARAUI, alcune recenti decisioni e orientamenti della leadership della missione solleverebbero dubbi sulla sua neutralità e sulla fedeltà agli obiettivi per cui è stata creata.
Le stesse fonti riferiscono che il capo della missione avrebbe ignorato o minimizzato segnalazioni di presunte gravi violazioni commesse contro civili saharawi nei territori occupati. Rapporti e dati raccolti sul campo relativi a presunti abusi attribuiti alle forze marocchine sarebbero stati, secondo tali resoconti, trascurati o ridimensionati, in contrasto con il principio di imparzialità che dovrebbe guidare l’azione delle missioni delle Nazioni Unite.
Secondo queste fonti, Ivanko starebbe inoltre promuovendo una trasformazione della MINURSO da missione con un chiaro mandato giuridico internazionale, centrato sul referendum, a una missione di natura prevalentemente politica, con poteri limitati e priva di strumenti operativi efficaci. Un orientamento che viene interpretato come un tentativo di svuotare la missione del suo ruolo essenziale.
In questo contesto si inseriscono anche presunti licenziamenti di funzionari della MINURSO, attribuiti a una decisione diretta del capo missione. Tra i nomi citati figurano:
- Eddy Khawaja, responsabile della sicurezza della missione (nazionalità americano-palestinese);
- Thomas Wilson, responsabile delle risorse umane (nazionalità americana);
- Breme Rose Shino Karmoumbi, responsabile del dipartimento IT;
- Mohamed Karmel Huda, responsabile della sicurezza aerea (nazionalità australiano-pakistana).
Le fonti parlano di ulteriori possibili provvedimenti, tra cui la chiusura dell’ufficio della MINURSO nei campi profughi saharawi di Tindouf, ipotesi considerata particolarmente grave poiché rischierebbe di compromettere l’equilibrio funzionale e geografico della missione e di limitarne la presenza sul terreno.
Negli anni, la MINURSO è già stata oggetto di critiche da parte di organizzazioni internazionali e saharawi per i diritti umani, soprattutto per l’assenza di un meccanismo ufficiale di monitoraggio e documentazione delle violazioni dei diritti umani nei territori occupati, una lacuna che, secondo numerosi osservatori, ha contribuito al protrarsi di una situazione di impunità.
Alla luce di questi sviluppi, attori politici e sociali saharawi hanno chiesto una maggiore vigilanza internazionale contro quelli che definiscono tentativi di “svuotare la missione del suo contenuto”, sollecitando le Nazioni Unite a intervenire con urgenza per garantire il pieno rispetto del mandato della MINURSO, preservandone neutralità, indipendenza e credibilità, in linea con gli obiettivi stabiliti al momento della sua istituzione.
fonte: https://ecsaharaui.com/
