Sahara occidentale, 5 marzo 2026 - Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano francese Le Monde ha portato alla luce il crescente numero di vittime causate dagli attacchi con droni utilizzati dall’esercito marocchino nel Sahara Occidentale, denunciando l’impatto di queste operazioni sulla popolazione civile saharawi.
Secondo il reportage, basato su dati raccolti da associazioni attive nella regione di Tindouf, dall’autunno del 2020 – dopo la ripresa delle ostilità tra il Fronte Polisario e il Marocco – l’uso di droni da parte delle forze marocchine avrebbe provocato circa 300 vittime tra i saharawi, tra morti e feriti. Tra queste, almeno 168 persone avrebbero perso la vita.
L’inchiesta evidenzia come molte delle vittime siano civili disarmati, in particolare pastori che si spostano nelle zone desertiche per pascolare il bestiame. Il giornale sottolinea che i droni, impiegati teoricamente per colpire unità militari dell’Esercito Popolare di Liberazione Saharawi, finiscono spesso per colpire persone impegnate in attività quotidiane.
Tra i casi raccontati nel reportage vi è quello di Maarouf Bilal, un pastore saharawi sopravvissuto a un attacco avvenuto il 13 gennaio 2022 nell’area orientale del Sahara Occidentale. L’uomo viaggiava a bordo di un veicolo insieme ad altri quattro compagni alla ricerca di alcune capre disperse quando un drone ha colpito il mezzo. Bilal è stato l’unico a sopravvivere all’esplosione, mentre i suoi compagni sono rimasti uccisi. Oggi vive nel campo profughi di Auserd.
Il quotidiano francese descrive anche la crescente insicurezza che caratterizza le regioni desertiche situate tra il muro difensivo marocchino – noto come “muro di sabbia” – e i confini con Algeria e Mauritania. Nonostante queste aree siano considerate “territori liberati” secondo la terminologia del Fronte Polisario, la presenza dei droni rende pericolosi gli spostamenti di civili e pastori.
L’inchiesta evidenzia inoltre come l’uso dei droni sia diventato uno degli sviluppi più significativi del conflitto dopo quasi tre decenni di cessate il fuoco. Secondo il reportage, tali tecnologie militari sarebbero state introdotte dal Marocco con il supporto tecnico di Israele, in seguito alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
Il reportage include anche testimonianze di familiari delle vittime e di combattenti saharawi, che descrivono come la minaccia dei droni abbia profondamente cambiato la vita nelle regioni desertiche del Sahara Occidentale, trasformando vaste aree di pascolo in zone ad alto rischio per la popolazione civile.
Secondo osservatori e organizzazioni locali, la situazione umanitaria rimane estremamente delicata, mentre il conflitto tra il Marocco e il popolo saharawi continua senza una soluzione politica definitiva.
