Bruxelles, 27 novembre 2025 – Con un margine estremamente ristretto, il Parlamento Europeo ha respinto l’obiezione presentata mercoledì 26 novembre contro la nuova normativa della Commissione Europea sulla tracciabilità dei prodotti provenienti dal Sahara Occidentale occupato. L’obiezione ha raccolto 359 voti favorevoli, mancando di un solo voto il quorum necessario di 360 per bloccare la misura. La norma potrà quindi entrare in vigore, consentendo al Marocco di esportare tali prodotti nel mercato europeo come fossero di origine marocchina.
La votazione, che ha visto 188 voti contrari e 76 astensioni, rappresenta una delle consultazioni più controverse degli ultimi anni in materia di commercio e diritto internazionale.
Etichettatura contestata: cosa prevede la nuova normativa
La misura introduce l'utilizzo di denominazioni amministrative marocchine – "Laâyoune-Sakia El Hamra" e "Dakhla-Oued Eddahab" – per identificare i prodotti provenienti dal Sahara Occidentale, anziché l’indicazione del territorio come entità distinta e non appartenente al Marocco, come stabilito dalla giurisprudenza europea.
La proposta di risoluzione volta a fermare la norma è stata presentata dall’alleanza di estrema destra “Patrioti per l’Europa”, che contestava apertamente la posizione della Commissione Europea. Tale provenienza politica ha però generato divisioni e frenato il sostegno da parte di gruppi tradizionalmente sensibili alla questione saharawi.
Perché la risoluzione non è passata: due fattori chiave
Secondo osservatori parlamentari e analisti, il mancato raggiungimento del quorum può essere attribuito principalmente a due elementi:
- L’origine politica del testo
Il fatto che la risoluzione fosse promossa da un gruppo di estrema destra ha portato diversi gruppi parlamentari – inclusi socialisti, verdi e liberali – ad assumere una posizione prudente. In molti casi, ciò ha significato votare contro o astenersi, non tanto nel merito della questione, quanto per evitare di sostenere una proposta politicamente associata a posizioni radicali e spesso ostili al consenso europeo su vari dossier, come Ucraina e politica estera comune.
- Mancanza di mobilitazione e pressione politica
Un segnale politico: il consenso sul Marocco non è più quello di un tempo
Nonostante la sconfitta procedurale, molti analisti considerano il voto un risultato politicamente significativo: mai prima d’ora un numero così alto di deputati aveva sostenuto una misura critica verso gli accordi commerciali con il Marocco.
Nel 2018, misure simili non avevano raggiunto numeri neppure paragonabili.
Questa evoluzione è attribuita a diversi fattori:
- la sentenza storica della Corte di Giustizia dell’UE del 4 ottobre 2024, che ribadisce che il Sahara Occidentale non fa parte del Marocco;
- la crescente insoddisfazione di piccoli agricoltori e imprese europee, che denunciano concorrenza sleale da prodotti provenienti da territori occupati con standard inferiori;
- una maggiore sensibilità della società civile verso la questione saharawi e i rischi di una normalizzazione dell’occupazione.
Critiche dure: “frode di origine” e violazione del diritto internazionale
Organizzazioni agricole, movimenti di consumatori e rappresentanti saharawi hanno espresso forte preoccupazione, denunciando:
- una frode di origine che maschera la vera provenienza dei prodotti;
- una violazione del diritto dei consumatori europei a un’informazione trasparente;
- un tentativo di aggirare le sentenze della Corte di Giustizia UE, secondo cui ogni accordo commerciale deve avere il consenso del popolo saharawi, unico titolare della sovranità sul territorio.
Conseguenze e prospettive: la battaglia continua
Il voto evidenzia una crescente polarizzazione all’interno dell’Europarlamento su un dossier che intreccia geopolitica, commercio, legalità internazionale e diritti umani.
Sono attese nuove iniziative politiche e giuridiche:
- Il Fronte Polisario, riconosciuto dalla CGUE come rappresentante legittimo del popolo saharawi, potrebbe presentare nuovi ricorsi.
- Organizzazioni della società civile europea e saharawi intensificheranno la pressione sulle istituzioni e sui governi nazionali.
- Piccole imprese e agricoltori europei, direttamente penalizzati dalla misura, potrebbero mobilitarsi ulteriormente.
Ancora una volta, tuttavia, i saharawi restano esclusi dalle decisioni che riguardano il loro territorio e le loro risorse naturali.
