Il documento rivela dati allarmanti: nel solo periodo da maggio 2024 a maggio 2025, il team delle Nazioni Unite ha esaminato 1.278 casi in 38 paesi diversi. Dalla sua istituzione nel 1980, il Gruppo di lavoro ha affrontato un totale impressionante di 62.904 casi. Nonostante l'entità del fenomeno, molti Stati continuano a rifiutarsi di fornire informazioni sulla sorte di migliaia di persone, ostacolando la ricerca della verità.
Nel suo intervento, la dottoressa Ströms ha ribadito la natura aberrante di questo crimine, che secondo il diritto internazionale è classificato sia come crimine contro l'umanità che come crimine di sterminio. Per fermare questa sofferenza, ha sottolineato l'obbligo per gli Stati di rispettare i propri impegni internazionali e di collaborare pienamente con i meccanismi delle Nazioni Unite.
Ghalia Abdallah Djimi, nota attivista per i diritti umani, ha rafforzato questo appello, dichiarando all'Agenzia di Stampa Saharawi (SPS) che la questione non può essere soggetta a prescrizione. "La verità deve essere scoperta e i responsabili devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni," ha affermato. Djimi ha inoltre messo in evidenza la profonda connessione tra il problema delle sparizioni e l'occupazione marocchina, definendo l'occultamento della sorte dei dispersi una palese violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali.
Il rapporto del Gruppo di lavoro ribadisce l'urgenza di un'azione coordinata e decisa a livello globale, sottolineando che l'impunità per questo tipo di reato non può più essere tollerata.
