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Mina antiuomo nel Sahara occidentale: un'analisi critica svela la propaganda marocchina



Sahara occidentale, 18 agosto 2025 – Il Sahrawi Mine Action Coordination Office (SMACO), l'Ufficio di Coordinamento Sahrawi per l'Azione contro le Mine, ha denunciato le affermazioni del Marocco sulla distruzione delle mine antiuomo nel Sahara occidentale occupato, definendole più simili a propaganda politica che a una vera e propria operazione di sminamento. L'organizzazione ha lanciato un appello alle Nazioni Unite e agli enti internazionali indipendenti affinché conducano verifiche dirette sul campo per accertare la veridicità di tali operazioni.

In un rapporto dal titolo “Dalla propaganda all'inganno: la verità dietro le affermazioni del Marocco sulle mine antiuomo nel Sahara occidentale”, lo SMACO ha evidenziato le discrepanze e la mancanza di trasparenza nella narrativa marocchina. Secondo il rapporto, le cifre presentate da Rabat non sono supportate da alcuna documentazione credibile né da verifiche indipendenti, e non superano un'analisi logica e aritmetica di base.

Né la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) né altre organizzazioni indipendenti hanno potuto confermare i dati forniti dal Marocco, che non ha mai invitato osservatori esterni a monitorare le operazioni.

Contraddizioni evidenti:

Il rapporto sottolinea una palese contraddizione nelle cifre dichiarate dal Marocco. Sebbene il Paese affermi di aver distrutto circa 97.000 mine terrestri entro il 2019, ha annunciato la distruzione di sole 135 mine aggiuntive tra il 2019 e il 2023. Un esperto del settore definirebbe un simile "salto quantico" seguito da una quasi immobilità come inconcepibile per un'operazione di bonifica reale.

Oltre ai dati incoerenti, lo SMACO ha svelato l'uso di immagini manipolate da parte del Marocco in sedi internazionali come la conferenza di Oslo del 2019. L'opuscolo distribuito conteneva fotografie che non ritraevano operazioni marocchine: una proveniva da un sito web saharawi e un'altra mostrava soldati israeliani durante un addestramento militare. L'organizzazione ha condannato l'uso di materiale visivo rubato come prova di una chiara mancanza di trasparenza e di un intento manipolatorio.

Mancata adesione ai trattati internazionali:

Il rapporto evidenzia anche il rifiuto del Marocco di aderire ai principali trattati internazionali sulle mine antiuomo. Il Marocco è uno dei soli tre paesi africani a non aver firmato o ratificato il Trattato di Ottawa del 1997, che vieta le mine antiuomo, e non ha aderito alla Convenzione di Oslo del 2008, che proibisce le munizioni a grappolo. Inoltre, si rifiuta di fornire le mappe dei campi minati, privando la comunità internazionale e le popolazioni colpite di informazioni essenziali per la sicurezza e la bonifica.

Lo SMACO ha accusato il Marocco di bloccare qualsiasi progetto di sminamento umanitario nei territori saharawi occupati, cercando di far credere che tali operazioni siano condotte dal proprio esercito.

L'impegno del Fronte Polisario:

Al contrario, il Fronte Polisario ha dimostrato un impegno significativo in questo ambito, diventando il primo movimento di liberazione a vietare le mine antiuomo. Ha distrutto pubblicamente il suo intero arsenale di 20.493 mine antiuomo sotto la supervisione di osservatori internazionali e ha ribadito la sua disponibilità a collaborare con le Nazioni Unite e le organizzazioni specializzate per rendere il territorio libero da mine.

In conclusione, lo SMACO sostiene che i dati del Marocco mancano di tre elementi cruciali: prove visive, verifica indipendente e coerenza aritmetica. L'organizzazione ha chiesto che il Marocco sia costretto a divulgare le mappe dei campi minati, a proteggere i civili colpiti e a garantire loro il diritto a risarcimenti e assistenza.

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