Copenaghen, 15 luglio 2025 – Il governo danese ha ribadito la sua ferma posizione di non sostenere progetti commerciali nel Sahara Occidentale occupato, rifiutando di fornire assistenza alla società di energia rinnovabile GreenGo Energy per le sue attività nel territorio. La rivelazione, emersa da un'indagine del quotidiano danese Danwatch, sottolinea l'impegno della Danimarca a rispettare il diritto internazionale e le risoluzioni parlamentari relative allo status del Sahara Occidentale.
La vicenda ha avuto inizio quando Anders Heine Jensen, CEO di GreenGo Energy, ha sollecitato un parere all'allora ambasciatore danese in Marocco, Jesper Kammersgaard. L'ambasciatore ha prontamente "spiegato la posizione danese (e quella dell'Unione Europea) sul conflitto e trasmesso la risoluzione parlamentare" sul Sahara Occidentale. Questa risoluzione, risalente al 2016, invita esplicitamente le aziende danesi a "esercitare particolare cautela" quando operano nel Sahara Occidentale e a garantire che le loro attività commerciali siano in linea con gli interessi della popolazione locale.
L'anno precedente, GreenGo Energy aveva tentato senza successo di assicurarsi un controverso contratto con il governo marocchino per un progetto proprio nel Sahara Occidentale occupato, suscitando preoccupazioni etiche e legali.
La Posizione Ufficiale del Ministero degli Affari Esteri Danese:
Il Ministero degli Affari Esteri danese ha confermato la sua politica, dichiarando in una e-mail di non fornire assistenza alle aziende danesi che intendono operare nel Sahara Occidentale. Il Ministero ha chiarito che, su richiesta, può informare le aziende sul "quadro generale per l'impegno nel Sahara Occidentale", basandosi sulla risoluzione parlamentare del 2016. Questa risoluzione "ha invitato all'unanimità le aziende danesi a prestare particolare attenzione quando operano in territori non autonomi come il Sahara Occidentale e a garantire che le loro attività commerciali non danneggino la popolazione".
Il Plauso della Società Civile e il Richiamo al Diritto Internazionale:
Erik Hagen, membro del consiglio direttivo di Western Sahara Resource Watch (WSRW) e direttore dell'iniziativa norvegese Western Sahara Support Committee, ha accolto con favore la decisione del Ministero degli Esteri. "In un momento in cui alcuni stati europei stanno mostrando il loro sostegno all'occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, è incoraggiante vedere che l'ambasciata danese si rifiuta chiaramente di assistere la comunità imprenditoriale del territorio," ha affermato Hagen. Ha inoltre sottolineato che "è nella natura del diritto internazionale che gli stati debbano astenersi da qualsiasi azione che promuova violazioni del diritto internazionale e, in questo caso specifico, sembra che l'ambasciata danese abbia agito con abilità."
In una recente lettera indirizzata a GreenGo Energy, WSRW ha esortato l'azienda a "rispettare gli standard etici", "aderire ai principi fondamentali di trasparenza" e "tenere conto delle sentenze" della Corte di giustizia dell'UE del 4 ottobre 2024 relative al Sahara Occidentale.
Le Sentenze della Corte di Giustizia dell'UE: Punti Chiave
L'ONG ha evidenziato che queste sentenze riaffermano principi fondamentali del diritto internazionale applicabili al territorio, confermando che:
- Il Sahara Occidentale costituisce un territorio distinto da quello del Regno del Marocco, il quale "non esercita alcuna sovranità o mandato amministrativo sul Sahara Occidentale".
- Di conseguenza, le acque adiacenti al Sahara Occidentale non possono essere considerate parte della zona di pesca marocchina, delle acque territoriali, della zona economica esclusiva o di qualsiasi altro concetto utilizzato per descrivere il ruolo del Marocco nelle acque al largo del Sahara Occidentale.
- Le sentenze sottolineano inoltre che il popolo del Sahara Occidentale deve essere considerato una terza parte rispetto agli accordi conclusi dall'UE con il Marocco. Pertanto, nessun accordo può incidere sul suo territorio senza il suo consenso, corollario del diritto all'autodeterminazione.
- La Corte ha chiaramente stabilito che il diritto al consenso appartiene al popolo del Sahara Occidentale, non alla popolazione del territorio. Ha inoltre riconosciuto la posizione del Fronte Polisario, rappresentante del popolo saharawi riconosciuto dalle Nazioni Unite, in merito alla sua capacità di adire le corti dell'UE e al suo diritto di accesso alla Corte per difendere il diritto all'autodeterminazione.
La decisione del governo danese, in linea con queste sentenze e la sua risoluzione parlamentare, invia un chiaro messaggio alle aziende che considerano investimenti in territori contesi, rafforzando la necessità di aderire ai principi del diritto internazionale e di rispettare i diritti delle popolazioni locali.
