Campi profughi saharawi, 12 luglio 2025 – Il popolo saharawi piange la scomparsa di Khadija Hamdi deceduta venerdì 11 luglio, intellettuale, attivista e figura di riferimento della cultura nazionale della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Ex Ministra della Cultura della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), Hamdi lascia un’eredità profonda: una vita interamente dedicata alla promozione dell’identità saharawi, alla lotta per la libertà del suo popolo e all’emancipazione delle donne e dei giovani.
Con il suo carattere deciso e la sua straordinaria umanità, Khadija Hamdi è stata molto più di una dirigente politica: è stata madre, compagna, scrittrice, romanziera, drammaturga, critica e pioniera del teatro culturale saharawi. Una donna la cui voce e visione hanno attraversato confini e generazioni.
Una vita al servizio della cultura e della causa saharawi:
Khadija partecipò fin da giovanissima alle manifestazioni anticoloniali nei primi anni ’70 nel Sahara occidentale. Contribuì alla nascita della rivoluzione saharawi e accompagnò il movimento di liberazione su tutti i fronti, diventando una delle prime donne a ricoprire ruoli chiave nella RASD.
Laureata a Orano, presso l’Università di Bahia, fu una delle fondatrici della struttura culturale del governo saharawi in esilio. Durante il suo incarico come Ministra della Cultura, trasformò quello che era un dicastero simbolico in uno dei pilastri della resistenza e della diplomazia culturale saharawi. Con determinazione, promosse le sette arti, contribuendo a far conoscere al mondo intero la ricchezza del patrimonio saharawi.
Il teatro, il cinema, la letteratura: strumenti di libertà
Khadija Hamdi credeva nel potere della cultura come strumento di liberazione. Con opere teatrali come Il viaggio verso il sole o Il legame più saldo, e con romanzi e raccolte letterarie, ha raccontato al mondo la sofferenza e la dignità del popolo saharawi, difendendone la memoria e la speranza.
È stata mentore e guida per tanti giovani artisti e scrittori, tra cui la regista Salma Kadi, che la ricorda come “compagna, madre e amica colta, il cui carisma spensierato faceva dimenticare la distanza generazionale. Apparteneva a tutti noi.”
Un esempio raro di umiltà e grandezza:
Khadija Hamdi è stata celebrata non solo per il suo pensiero brillante e per la sua visione culturale, ma anche per la sua modestia e capacità di ascolto. Nonostante il suo ruolo di primo piano, è sempre rimasta vicina al popolo, ai colleghi, agli artisti, ai giovani e soprattutto alle donne. “Non era mai un capo tra i suoi colleghi della cultura – si legge in un omaggio – ma una compagna umile, una consigliera saggia, una sorella e un’amica”.
La sua morte, dovuta a una lunga malattia che l’aveva allontanata negli ultimi anni dalla scena pubblica, lascia un vuoto incolmabile, non solo nella politica e nella cultura, ma anche nella memoria collettiva saharawi.
La madre della tenda verde saharawi:
Khadija Hamdi è stata anche moglie del defunto presidente Mohamed Abdelaziz, ma ha sempre brillato di luce propria. "Se non fosse stata la moglie del leader, sarebbe stata lei stessa il leader", ha affermato chi l’ha conosciuta da vicino.
Ha partecipato attivamente alla vita della “tenda verde”, simbolo della resistenza in esilio, trasformandola in uno spazio di dialogo, creatività e partecipazione, aperto al mondo ma profondamente radicato nei valori saharawi.
Un'eredità che non morirà:
Khadija Hamdi è stata un’icona del pensiero e della gloria culturale saharawi, una donna che ha lottato per la libertà non con le armi ma con le parole, le idee e l’arte. La sua voce ha attraversato deserti e oceani, e il suo ricordo resterà indelebile nei cuori di chi ama la libertà, la giustizia e la cultura.
La sua morte è stata accolta con commozione da tutto il mondo saharawi e dalle comunità solidali. Le condoglianze arrivano da ogni parte: istituzioni, artisti, militanti, cittadini. “Con la scomparsa di Khadija Hamdi – si legge in un messaggio ufficiale – la causa saharawi perde una delle sue figlie più fedeli e una delle sue menti più luminose.”
Un addio che non è un addio:
“Khadija se ne va senza dire addio”, ha scritto con dolore chi ha condiviso con lei anni di lotta e speranza. Ma la sua presenza continuerà a vivere nei suoi libri, nei suoi spettacoli, nelle sue conferenze, e soprattutto nello spirito di resistenza e dignità del popolo saharawi.
