Sahara occidentale, 11 giugno 2025 - In tutta Europa, i governi proclamano a gran voce il loro impegno incrollabile nei confronti dei diritti umani, del diritto internazionale e dello stato di diritto. Questi principi, spesso citati in discorsi ufficiali e strategie di politica estera, dovrebbero costituire la spina dorsale morale dell'identità dell'Unione Europea. Tuttavia, il caso del Sahara Occidentale, una delle occupazioni più longeve della storia moderna, rivela un sorprendente doppio standard nella politica europea. A differenza della risposta globale all'apartheid sudafricano, dove una pressione politica, economica e diplomatica sostenuta contribuì allo smantellamento di un regime di segregazione razziale, la posizione europea nei confronti del Marocco è stata caratterizzata da una complessa miscela di complicità, silenzio e, talvolta, supporto attivo.
Il presente articolo intende esplorare le sfaccettature di questo doppio standard europeo, analizzandolo da cinque prospettive chiave: l'occupazione e la sorveglianza, l'inazione internazionale, lo status giuridico dell'occupazione, le motivazioni politiche europee e le lezioni desunte dall'apartheid sudafricano. Il caso del Sahara Occidentale espone una verità che i leader europei preferirebbero ignorare: il loro sostegno all'occupante è prettamente politico, non legale.
Occupazione, Repressione e Sorveglianza
Il Marocco mantiene il controllo sul Sahara Occidentale attraverso un'estesa rete di sicurezza, intelligence e sorveglianza. Città come El Aaiún, Dakhla e Smara sono pesantemente militarizzate, con le forze di sicurezza marocchine che monitorano costantemente gli attivisti saharawi, impongono restrizioni di viaggio e reprimono violentemente le manifestazioni. Difensori dei diritti umani come Sultana Khaya sono stati sottoposti per anni a molestie, arresti domiciliari e persino violenze sessuali da parte di agenti statali.
Le reazioni europee a queste pratiche sono state sorprendentemente tiepide. Sebbene i governi abbiano occasionalmente espresso condanne o "preoccupazione", queste parole si sono raramente tradotte in azioni concrete. Anzi, in un paradosso evidente, aziende europee hanno venduto tecnologie di sorveglianza al Marocco, e agenzie di controllo delle frontiere dell'UE collaborano attivamente con l'intelligence marocchina. Questo accade mentre i saharawi vengono monitorati, picchiati o fatti sparire, rivelando una contraddizione flagrante tra la retorica e la prassi dei governi europei che affermano di difendere i diritti umani.
L'Inazione Internazionale e il Fallimento del Sistema ONU
Il Sahara Occidentale è riconosciuto dalle Nazioni Unite come un territorio non autonomo. Dal 1991, l'ONU ha promesso un referendum sull'autodeterminazione che, a oltre trent'anni di distanza, non si è mai tenuto. La MINURSO, la missione ONU nel territorio, rimane una delle poche operazioni di peacekeeping al mondo senza un mandato per i diritti umani. Per oltre tre decenni, la comunità internazionale ha assistito passivamente al consolidamento dell'occupazione marocchina attraverso insediamenti, sfruttamento delle risorse naturali e repressione.
Invece di contestare questo palese fallimento, l'Europa vi ha spesso contribuito. Molti dei principali Stati membri dell'UE si sono astenuti o hanno votato contro risoluzioni critiche nei confronti del Marocco. Inoltre, i meccanismi di finanziamento che dovrebbero sostenere i diritti umani e l'autodeterminazione vengono reindirizzati o cooptati. L'Europa, in questo contesto, non solo non sostiene il diritto internazionale, ma lo indebolisce attivamente, impedendo alla potenza occupante di rispondere delle proprie azioni.
La Questione Giuridica: Perché l'Occupazione è Illegittima?
L'Unione Europea e i suoi Stati membri insistono spesso sull'importanza della legalità come fondamento delle loro politiche. Tuttavia, lo status giuridico del Sahara Occidentale non lascia spazio ad ambiguità:
- Parere della Corte Internazionale di Giustizia (CIG): Nel 1975, la CIG ha emesso un parere consultivo che ha categoricamente respinto le rivendicazioni di sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. La Corte ha riaffermato inequivocabilmente il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, basandosi su numerose risoluzioni delle Nazioni Unite. Successive risoluzioni dell'ONU hanno continuato a riecheggiare questa posizione giuridica.
- Sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE): La CGUE ha ripetutamente stabilito che gli accordi commerciali tra l'UE e il Marocco non possono legalmente includere il Sahara Occidentale senza il consenso esplicito del popolo saharawi. Nonostante ciò, queste sentenze sono state sistematicamente ignorate o aggirate attraverso cavilli legali o interpretazioni fuorvianti.
La continua interazione politica ed economica dell'Europa con il Marocco, inclusi scambi commerciali, cooperazione militare e normalizzazione diplomatica, rappresenta una chiara violazione del suo stesso impegno dichiarato nei confronti del diritto internazionale.
Gli Interessi Politici dell'Europa: Geopolitica Prima della Giustizia
Se la legge è così chiara, perché l'Europa continua a sostenere l'occupante? La risposta risiede negli interessi geopolitici ed economici che prevalgono sulla giustizia e sul diritto internazionale.
Il Marocco è diventato un partner strategico cruciale per l'UE, in particolare nel controllo dei flussi migratori provenienti dall'Africa subsahariana. Agisce come uno stato cuscinetto, spesso intercettando, anche con l'uso della violenza, i migranti prima che raggiungano le coste europee. Tuttavia, questo ruolo è diventato uno strumento di pressione: il Marocco utilizza la migrazione come forma di ricatto, minacciando di "aprire le porte" ogni volta che i suoi interessi vengono messi in discussione. È altresì significativo notare che, secondo alcune fonti, lo stesso stato marocchino sarebbe profondamente coinvolto nelle reti di trafficanti che afferma di voler reprimere. (Fonte:
Questo scenario mette in luce una cruda realtà: la retorica europea sui diritti umani si scontra con una Realpolitik che privilegia la stabilità regionale e il controllo dei confini rispetto ai principi di autodeterminazione e legalità internazionale. Fino a quando gli interessi politici ed economici continueranno a dominare l'agenda, il popolo saharawi continuerà a soffrire sotto il peso di un'occupazione ingiusta e del silenzio complice di coloro che dovrebbero essere i suoi difensori.
