Sahara occidentale, 17 aprile 2025 - L'ultimo briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'annosa questione del Sahara Occidentale, presentato lunedì 14 aprile dall'inviato speciale del Segretario Generale, Staffan De Mistura, ha suscitato più interrogativi che risposte. Il rapporto, che avrebbe dovuto fare il punto sugli sviluppi intercorsi tra ottobre 2024 e aprile 2025, sembra essersi concentrato su dinamiche esterne al fulcro del conflitto, lasciando sullo sfondo le persistenti sofferenze del popolo saharawi e la sua pluridecennale lotta per l'autodeterminazione.
De Mistura ha focalizzato la sua attenzione su due eventi specifici: la visita del ministro dell'occupazione marocchina a Washington l'8 aprile e l'incontro con la sua controparte americana, durante il quale è stata ribadita la controversa posizione dell'amministrazione Trump risalente al dicembre 2020. Tale posizione, che riconosce la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, stride con il reiterato impegno delle Nazioni Unite verso la decolonizzazione del territorio, sancito da molteplici risoluzioni in linea con la risoluzione 1514 degli anni '60. Appare dunque problematico che il rapporto dell'inviato speciale si basi su una presa di posizione unilaterale in un contesto in cui l'ONU stessa ha un ruolo primario e una linea ben definita.
Un altro punto centrale del briefing è stata la visita del ministro degli Esteri francese Stéphane Barrot in Algeria il 6 aprile, interpretata come un tentativo di superare la persistente situazione di stallo tra Algeri e Rabat. L'analisi di De Mistura si è soffermata sulle complesse relazioni bilaterali e sul loro impatto nel bloccare una soluzione al conflitto. Tuttavia, l'enfasi posta sembra sbilanciata, quasi a voler suggerire che la chiave per sbloccare la situazione risieda nella volontà algerina di accettare negoziati diretti con il Marocco, sposando implicitamente la prospettiva di Rabat e Parigi. L'obiettivo dichiarato del Marocco, con il sostegno francese, rimane quello di indurre l'Algeria a un negoziato diretto per raggiungere una "soluzione finale" che, nella visione marocchina, si traduce in una semplice autonomia sotto sovranità di Rabat, negando di fatto qualsiasi reale indipendenza al territorio.
Da questa analisi emergono tre messaggi impliciti che De Mistura ha tentato di velare:
- La presunta "serietà" della proposta di autogoverno marocchina: Un'affermazione che appare quantomeno dubbia, considerando come l'occupazione marocchina sia stata spesso accusata di utilizzare tale proposta come tattica dilatoria.
- La necessità di una "soluzione reciprocamente accettabile": Un concetto che stride con la realtà di un accordo già esistente e sottoscritto da entrambe le parti decenni fa: il referendum sull'autodeterminazione del popolo saharawi, siglato nel settembre 1991.
- Il presunto rinnovato impegno dell'amministrazione statunitense nel facilitare una soluzione concordata attraverso il sostegno all'autogoverno: Una linea che, se confermata, rappresenterebbe un'ulteriore pressione sul popolo saharawi e sulle risoluzioni ONU, a meno che non vi siano elementi inediti nella posizione di Washington.
L'assenza di riferimenti significativi al Fronte Polisario nel briefing, se si eccettua una generica menzione delle "ben note preoccupazioni" espresse dal suo Segretario Generale al pari dei ministri degli esteri algerino e marocchino, appare come una grave omissione. Questa mancanza di centralità della voce del rappresentante del popolo saharawi solleva interrogativi sulla reale inclusività del processo mediatorio.
Unica nota di rilievo all'interno del briefing è stata la toccante descrizione della situazione umanitaria nei campi profughi saharawi, con particolare attenzione alla crescente impazienza e disperazione dei giovani e delle donne. La testimonianza di una giovane donna nata nei campi, che non ha mai conosciuto altro orizzonte e che esprime il desiderio di essere sepolta nella sua terra natale, è un potente richiamo alla dimensione umana e alla sofferenza protratta di un popolo in attesa di una soluzione.
In conclusione, il briefing di Staffan De Mistura al Consiglio di Sicurezza sembra aver offerto più una riproposizione di dinamiche esterne e posizioni già note che una reale prospettiva di avanzamento verso una soluzione giusta e duratura per il Sahara Occidentale. L'insistenza sulla necessità di una "soluzione definitiva e duratura" e l'impegno dichiarato a facilitare il processo, pur condivisibili, appaiono svuotati di concretezza se non accompagnati da un rinnovato approccio che ponga al centro la volontà del popolo saharawi e il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite. La vera sfida per la comunità internazionale rimane quella di superare le logiche di potere e gli interessi particolari per garantire finalmente al popolo del Sahara Occidentale il diritto all'autodeterminazione.
