Sahara occidentale, 6 marzo 2026 - Il prigioniero politico saharawi Mohamed Dadda è stato rilasciato il 3 marzo 2026 dopo aver scontato una pena di dieci anni nelle carceri del Marocco. A renderlo noto è stata l’AFAPREDESA (Associazione delle Famiglie dei Prigionieri e dei Dispersi Saharawi), che da anni denuncia le violazioni dei diritti umani nei confronti degli attivisti del Sahara Occidentale.
Dadda faceva parte del cosiddetto “Gruppo Studentesco”, noto anche come “Gruppo El Wali”, un collettivo di giovani attivisti saharawi arrestati nel 2016 per il loro impegno pacifico a favore del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.
Arresto e condanna:
Studente universitario e attivista per i diritti umani, Mohamed Dadda fu arrestato il 29 gennaio 2016 a causa del suo attivismo politico e della sua partecipazione a iniziative studentesche a sostegno dell’indipendenza del Sahara Occidentale.
Successivamente venne condannato a dieci anni di reclusione da un tribunale marocchino e trasferito in diversi istituti penitenziari, tra cui il carcere di Ait Melloul e quello di Smara, situati nel territorio saharawi occupato.
Durante la detenzione, secondo AFAPREDESA, l’attivista saharawi ha denunciato torture, maltrattamenti e condizioni di detenzione difficili, oltre ad aver intrapreso diversi scioperi della fame e proteste pacifiche per richiamare l’attenzione sulla propria situazione. La sua salute, secondo l’organizzazione, avrebbe subito un grave deterioramento nel corso degli anni, come riportato anche in diversi rapporti delle Nazioni Unite tra il 2018 e il 2025.
Il caso davanti alle Nazioni Unite:
Il caso di Mohamed Dadda e degli altri membri del gruppo studentesco è stato esaminato dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che nel parere A/HRC/WGAD/2019/67 ha stabilito che la loro detenzione era arbitraria, chiedendo il rilascio immediato degli attivisti.
Secondo l’organismo delle Nazioni Unite, gli studenti sarebbero stati incarcerati unicamente per il loro attivismo studentesco e per il sostegno al diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, con accuse basate principalmente su confessioni ottenute sotto tortura.
Tuttavia, sempre secondo AFAPREDESA, il Marocco non ha mai dato seguito alle raccomandazioni dell’ONU, e gli studenti avrebbero persino subito rappresaglie per aver fatto ricorso ai meccanismi internazionali di tutela dei diritti umani.
Due studenti ancora detenuti:
Nonostante il rilascio di Mohamed Dadda, due membri del gruppo studentesco restano tuttora detenuti nelle carceri marocchine:
- Abdelmoula Mohamed El Hafidi
- Hussein Bachir Brahim
AFAPREDESA richiama in particolare l’attenzione sul caso di Hussein Bachir Brahim, arrestato nel 2019 dopo essere stato espulso dalla Spagna, dove aveva presentato una richiesta di asilo politico. Nel 2020 è stato condannato a 12 anni di carcere, in un processo che, secondo l’organizzazione saharawi, si è basato anche su confessioni estorte sotto tortura ad altri membri del gruppo.
Le richieste alla comunità internazionale:
Dopo la liberazione di Mohamed Dadda, AFAPREDESA ha rinnovato il proprio appello alla comunità internazionale chiedendo:
- Il rilascio immediato e incondizionato degli studenti saharawi ancora detenuti.
- La liberazione di tutti i prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine.
- L’attuazione delle decisioni e raccomandazioni delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria.
- La fine delle politiche di repressione, torture e arresti arbitrari contro i saharawi, nonché chiarimenti sulla sorte dei 445 saharawi scomparsi.
L’organizzazione ha inoltre esortato il governo della Spagna ad assumersi le proprie responsabilità come potenza amministratrice del Sahara Occidentale, secondo quanto riconosciuto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, mentre il processo di decolonizzazione del territorio rimane incompiuto.
“Una liberazione che non cancella l’ingiustizia”:
Secondo AFAPREDESA, la liberazione di Mohamed Dadda rappresenta certamente una notizia positiva, ma non cancella il carattere arbitrario della sua detenzione né le responsabilità legate alle violazioni dei diritti umani.
Per questo l’organizzazione ha rivolto un nuovo appello alle istituzioni internazionali, all’Unione Europea e al governo spagnolo affinché intervengano nel rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
“Libertà immediata per tutti i prigionieri politici saharawi. La decolonizzazione del Sahara Occidentale non può più essere rimandata”, conclude l’appello dell’associazione.


