Algeri, 29 luglio 2026 – La battaglia legale promossa dal popolo sahrawi per la tutela dei propri diritti sulle risorse naturali del Sahara Occidentale ha ottenuto, negli ultimi anni, «importanti vittorie» davanti ai tribunali europei. È quanto ha dichiarato Oubi Bouchraya Bachir, Consigliere del Presidente della Repubblica Sahrawi per le Risorse Naturali e gli Affari Legali Connessi, intervenendo ad Algeri a un simposio dedicato agli sviluppi giuridici della questione.
Secondo Bouchraya Bachir, tuttavia, la Commissione europea e il Consiglio dell’Unione europea continuerebbero, sotto la pressione del Marocco, a cercare modalità per aggirare gli effetti delle sentenze pronunciate dalla giustizia europea. Una condotta che, nella sua valutazione, entrerebbe in contraddizione con i principi dello Stato di diritto sui quali si fonda l’Unione europea.
Le dichiarazioni sono state pronunciate martedì durante il simposio scientifico organizzato congiuntamente dall’Istituto nazionale algerino per gli studi strategici integrati e dal Centro sahrawi per gli studi strategici, svoltosi lunedì e martedì presso la sede dell’Istituto ad Algeri.
Nel corso del suo intervento, il diplomatico sahrawi ha ripercorso l’evoluzione della battaglia giudiziaria relativa alle risorse naturali del Sahara Occidentale davanti ai tribunali europei, concentrandosi in particolare sul periodo compreso tra il 2015 e il 2024.
Dalle prime sentenze alla pronuncia del 2024:
Bouchraya Bachir ha descritto il percorso giudiziario come una successione di «importanti successi legali», iniziata con le pronunce del Tribunale dell’Unione europea del 2015 e culminata, secondo la sua interpretazione, nella sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) del 4 ottobre 2024.
Secondo quanto sostenuto dal Consigliere presidenziale, le decisioni della giustizia europea hanno ribadito il carattere separato e distinto del Sahara Occidentale rispetto al Marocco e hanno affrontato la questione dell’applicazione degli accordi dell’Unione europea al territorio e alle sue risorse.
Bouchraya Bachir ha inoltre richiamato il ruolo del Fronte Polisario quale rappresentante del popolo sahrawi nel contesto delle controversie giudiziarie europee, sottolineando la possibilità di agire davanti ai tribunali dell’UE per difendere gli interessi e i diritti rivendicati dal popolo del Sahara Occidentale.
«Nessun accordo senza il consenso del popolo sahrawi»:
Nel suo intervento, Bouchraya Bachir ha indicato come principio centrale quello secondo cui qualsiasi accordo relativo al Sahara Occidentale o alle sue risorse naturali debba rispettare il diritto all’autodeterminazione e, secondo la posizione sahrawi, richieda il consenso del popolo del territorio.
Ha quindi contestato la possibilità di sostituire tale consenso con consultazioni condotte dalla Commissione europea con soggetti o organizzazioni presenti sul territorio.
Secondo il Consigliere presidenziale, il punto centrale della controversia riguarda proprio la distinzione tra il popolo sahrawi, titolare del diritto all’autodeterminazione, e la popolazione residente nel territorio, sostenendo che le consultazioni locali non possano essere automaticamente equiparate al consenso richiesto dal diritto internazionale.
Le accuse alle istituzioni europee:
Bouchraya Bachir ha rivolto critiche alle istituzioni europee, accusandole di aver cercato, dopo le decisioni giudiziarie, di riaprire il dialogo con il Marocco per la conclusione di nuovi accordi riguardanti il Sahara Occidentale.
A suo giudizio, si tratterebbe di un tentativo di aggirare le conseguenze delle sentenze della CGUE, nonostante il loro carattere vincolante.
Il diplomatico sahrawi ha parlato di una «contraddizione» tra il rispetto del principio dello Stato di diritto proclamato dall’Unione europea e le iniziative che, secondo la sua ricostruzione, mirerebbero a superare gli effetti delle decisioni della giustizia europea.
Ha inoltre sostenuto che le pressioni politiche del Marocco avrebbero avuto un ruolo significativo nelle scelte europee, richiamando in particolare dossier sensibili come migrazione irregolare, sicurezza e traffico di stupefacenti.
Il nodo del «consenso implicito»:
Un altro punto affrontato durante il simposio è stato quello che Bouchraya Bachir ha definito il tentativo di introdurre il concetto di «consenso implicito» del popolo sahrawi.
Secondo la sua interpretazione, la giurisprudenza europea avrebbe distinto tra il popolo sahrawi, titolare del diritto all’autodeterminazione, e gli altri abitanti del territorio. Di conseguenza, ha sostenuto, consultazioni condotte con la popolazione residente non potrebbero sostituire il consenso del popolo sahrawi in quanto soggetto titolare del diritto all’autodeterminazione.
Il nuovo accordo agricolo e la battaglia giudiziaria:
Boucraya Bachir ha inoltre riferito che il Fronte Polisario ha contestato il nuovo accordo agricolo concluso nel 2025, portando avanti la propria iniziativa giudiziaria davanti agli organi dell’Unione europea.
Secondo quanto riferito dal Consigliere presidenziale, il procedimento è attualmente entrato nella fase di presentazione delle memorie scritte, nell’ambito della più ampia strategia legale volta a tutelare i diritti rivendicati dal popolo sahrawi sulle risorse del territorio.
Le risorse naturali al centro della contesa:
In conclusione, Oubi Bouchraya Bachir ha definito la questione delle risorse naturali uno dei principali fronti della battaglia per l’autodeterminazione del popolo sahrawi.
Secondo la posizione espressa dal rappresentante sahrawi, i risultati ottenuti sul piano giudiziario nell’ambito del diritto internazionale e della giurisprudenza europea costituiscono un importante strumento per contrastare i tentativi di consolidare lo status quo nel Sahara Occidentale.
La partita sulle risorse naturali, ha sostenuto, non è dunque soltanto economica, ma rappresenta anche un decisivo terreno giuridico e politico nel più ampio conflitto sul futuro del territorio e sul diritto del popolo sahrawi all’autodeterminazione.
