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Allarme per la salute di Mohamed Lamine Haddi: le ONG sahrawi denunciano la mancata assistenza medica in carcere



Sahara occidentale, 30 luglio 2026 – Diverse organizzazioni non governative sahrawi per i diritti umani, attive nei territori occupati del Sahara Occidentale, hanno lanciato l’allarme sulle condizioni di salute del prigioniero politico e giornalista sahrawi Mohamed Lamine Haddi, che ha recentemente sospeso uno sciopero della fame durato dodici giorni.

Secondo le organizzazioni, le sue condizioni di salute continuano a destare preoccupazione a causa di quella che definiscono una «negligenza medica deliberata» e della persistente mancanza di adeguate cure e assistenza sanitaria nel carcere marocchino di Tiflet 2, dove è detenuto.

L’Associazione sahrawi delle vittime di gravi violazioni dei diritti umani commesse dallo Stato marocchino (ASVDH) ha denunciato il continuo mancato accesso alle cure mediche e all’assistenza sanitaria necessarie per Haddi, definendo tale situazione una violazione delle norme e delle convenzioni internazionali relative alla tutela delle persone private della libertà.

Secondo l’ASVDH, l’attivista e giornalista sahrawi continuerebbe inoltre a soffrire a causa della dieta somministrata all’interno della struttura penitenziaria. L’organizzazione sostiene che alcuni alimenti o sostanze presenti nella sua alimentazione avrebbero effetti negativi sulle sue condizioni di salute, nonostante i ripetuti avvertimenti rivolti alla direzione del carcere circa l’inadeguatezza della dieta rispetto alle sue necessità.

Denunciata una situazione di grave vulnerabilità:

Anche la Lega per la protezione dei prigionieri sahrawi nelle carceri marocchine ha espresso forte preoccupazione, denunciando quella che definisce una politica sistematica nei confronti dei prigionieri politici sahrawi detenuti nelle carceri marocchine.

Secondo l’organizzazione, tali pratiche sarebbero finalizzate a indebolire la volontà dei detenuti e a ostacolarne le rivendicazioni. La Lega sostiene inoltre che questa situazione sia stata documentata in diversi rapporti e documenti delle Nazioni Unite.

L’organizzazione ha sottolineato che la sospensione dello sciopero della fame, dopo dodici giorni consecutivi, non rappresenta la fine delle condizioni che, a suo giudizio, continuano a caratterizzare la detenzione dei prigionieri politici sahrawi, tra cui i detenuti del Gruppo Gdeim Izik.

La Lega ha ribadito che la conclusione dello sciopero non significa la rinuncia alla lotta per la libertà né ai diritti fondamentali dei detenuti, richiamando in particolare le conclusioni e le raccomandazioni di organismi delle Nazioni Unite, tra cui il Comitato contro la tortura e il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria.

Secondo quanto affermato dall’organizzazione sahrawi, tali organismi avrebbero rilevato elementi relativi all’arbitrarietà della detenzione e alle accuse di confessioni ottenute sotto tortura.

Di fronte a questa situazione, le ONG hanno rinnovato il loro appello per il rilascio immediato dei prigionieri politici sahrawi, chiedendo al contempo il rispetto dei loro diritti fondamentali e l’accesso alle cure mediche necessarie.

La vicenda di Mohamed Lamine Haddi torna così a richiamare l’attenzione sulla condizione dei prigionieri politici sahrawi detenuti nelle carceri marocchine e sulle denunce, da parte delle organizzazioni per i diritti umani, relative alle condizioni di detenzione e alla tutela della loro salute.

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