Sahara occidentale, 29 luglio 2026 – «Contrastare la narrativa dell’occupazione e combattere la disinformazione rappresentano un fronte fondamentale nella difesa della causa sahrawi». È quanto ha dichiarato l’ambasciatore sahrawi Malainin Lakhal, intervenendo a un simposio scientifico dedicato alla questione del Sahara Occidentale, nel quale ha ribadito che la soluzione del conflitto deve fondarsi sul rispetto del diritto del popolo sahrawi all’autodeterminazione.
Secondo Lakhal, la questione del Sahara Occidentale «non è una disputa di confine né una controversia sulla sovranità territoriale», ma costituisce una questione di decolonizzazione ancora irrisolta. L’ambasciatore ha ricordato che il territorio figura dal 1963 nella lista delle Nazioni Unite dei Territori non autonomi, sottolineando la necessità di contrastare quelle che ha definito le narrazioni e la propaganda legate all’occupazione.
Le dichiarazioni sono state pronunciate lunedì ad Algeri, nel corso di una conferenza organizzata nell’ambito del simposio scientifico «La questione del Sahara Occidentale: radici storiche, situazione attuale e prospettive alla luce degli sviluppi internazionali», promosso congiuntamente dall’Istituto nazionale algerino per gli studi strategici integrati e dal Centro sahrawi per gli studi strategici di Algeri.
Il diritto internazionale al centro della questione:
Nel suo intervento, Lakhal ha sostenuto che la comprensione della questione del Sahara Occidentale non può essere subordinata ai mutevoli equilibri geopolitici o ai rapporti di forza, ma deve essere ricondotta ai principi del diritto internazionale, a partire dal diritto dei popoli all’autodeterminazione.
L’ambasciatore ha richiamato la Carta delle Nazioni Unite e la Risoluzione 1514 dell’Assemblea generale dell’ONU, relativa alla concessione dell’indipendenza ai Paesi e ai popoli coloniali, indicandole come riferimenti fondamentali per la definizione dello status del Sahara Occidentale.
Nel ripercorrere l’evoluzione giuridica della questione, Lakhal ha attribuito particolare rilievo al parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 16 ottobre 1975, sostenendo che esso abbia escluso l’esistenza di legami di sovranità territoriale tra il Marocco e il Sahara Occidentale. Secondo l’ambasciatore, eventuali rivendicazioni fondate su legami storici o di altra natura non possono pregiudicare il diritto del popolo sahrawi all’autodeterminazione.
Lakhal ha inoltre sostenuto che gli Accordi di Madrid del 1975 non abbiano comportato alcun trasferimento della sovranità sul territorio, richiamando in questo senso le posizioni delle Nazioni Unite, il parere giuridico dell’ONU del 2002 e le successive pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) sul carattere separato e distinto del Sahara Occidentale.
Nel suo intervento ha fatto riferimento anche al parere giuridico dell’Unione Africana del 2015 e alla pronuncia del 2022 della Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, inserendoli nel più ampio quadro degli sviluppi giuridici relativi alla questione sahrawi.
Il processo di pace e il ruolo della MINURSO:
Sul piano politico, l’ambasciatore ha ripercorso le principali tappe del processo di pace promosso dalle Nazioni Unite e dall’Africa a partire dal cessate il fuoco del 1991.
In questo contesto, ha ricordato la nascita della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), istituita con l’obiettivo centrale di preparare le condizioni per lo svolgimento di un referendum di autodeterminazione.
Secondo Lakhal, gli ostacoli incontrati nell'attuazione del Piano di insediamento hanno impedito il raggiungimento di tale obiettivo. L’ambasciatore ha inoltre criticato le successive proposte marocchine, in particolare quella relativa all’autonomia, sostenendo che essa non risponderebbe al principio dell’autodeterminazione del popolo sahrawi.
«Gli equilibri internazionali non possono legittimare l’occupazione»:
Lakhal ha quindi affrontato le ripercussioni degli sviluppi regionali e internazionali sulla questione del Sahara Occidentale, affermando che interessi strategici, alleanze politiche e rapporti di forza tra Stati non possono, a suo giudizio, legittimare l’occupazione né cancellare i diritti del popolo sahrawi.
L’ambasciatore ha sostenuto che la creazione di un fatto compiuto attraverso la forza militare non possa produrre, di per sé, alcuna legittimità giuridica o politica.
Da questa prospettiva, ha definito la questione del Sahara Occidentale un banco di prova per la credibilità dell’ordinamento giuridico internazionale, avvertendo che subordinare il principio di autodeterminazione agli interessi geopolitici rischierebbe di indebolire le fondamenta del sistema internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
Diritti umani e risorse naturali:
Ampio spazio è stato dedicato anche alla situazione dei diritti umani. Lakhal ha indicato nella privazione del diritto collettivo all’autodeterminazione quella che considera la principale violazione nei confronti del popolo sahrawi, definendo tale diritto una condizione fondamentale per la piena tutela dei diritti civili, politici, economici e sociali.
Nel corso della conferenza ha inoltre richiamato le denunce relative alle violazioni dei diritti dei civili sahrawi nei territori sotto controllo marocchino, le difficili condizioni vissute dai rifugiati sahrawi e lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale, che secondo la posizione espressa dall’ambasciatore avverrebbe senza il consenso della popolazione del territorio.
«Un referendum libero ed equo per una soluzione duratura»:
In conclusione, Malainin Lakhal ha ribadito che, secondo la posizione sahrawi, la soluzione del conflitto deve passare dall’esercizio del diritto inalienabile del popolo sahrawi all’autodeterminazione, attraverso un referendum libero ed equo nel quale siano previste diverse opzioni.
L’ambasciatore ha quindi rinnovato l’appello alle Nazioni Unite e all’Unione Africana affinché rafforzino il proprio ruolo nel processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale, ribadendo la necessità di una soluzione fondata sul diritto internazionale e sul rispetto delle aspirazioni del popolo sahrawi.
